Berlusconi lancia l’allarme: “Se vince il Sì, l’Italia finisce nelle mani di Renzi”

«Se questa riforma fosse confermata, anche se noi vincessimo le elezioni, la maggioranza scelta dagli italiani non potrebbe governare. Qualunque sia l’esito elettorale. Infatti, Renzi avrà automaticamente il controllo del Senato, che non è stato affatto abolito. I senatori non li sceglieranno più i cittadini, ma le Regioni, che sono per la grande maggioranza, 17 su 20, in mano alla sinistra. Quindi il 60% dei senatori andrebbe al Pd comunque votassero gli italiani. Va tenuto presente che il Senato mantiene molti poteri, con i quali può rendere impossibile governare a chi ha vinto le elezioni. Se invece vincesse Renzi, anche solo con il 30% dei voti, quindi con il consenso vero del 15% degli italiani, visto che metà degli elettori non va a votare, avrebbe in mano tutto, Governo, Parlamento e istituzioni di garanzia, dal Capo dello Stato alla Corte Costituzionale Questo in democrazia è assurdo, intollerabile, inconcepibile. Tutti quelli che se ne rendono conto devono assolutamente andare a votare. Non è un referendum come gli altri, questa volta non c’è il quorum. Sarebbe valido anche se votasse un solo elettore. Chi sta a casa non contribuisce a far fallire il referendum, aiuta il sì senza volerlo», spiega Silvio Berlusconi a “Il Gazzettino“.

Berlusconi: il Senato sarà sempre del PD

Lei ha detto di essere pronto, in caso di vittoria del No, a sedersi a un tavolo con il premier Renzi. Ma per discutere di cosa? Ed è sicuro che a questo tavolo non si troverà da solo o senza pezzi importanti del centro-destra? «No, perché quel tavolo servirà soltanto per scrivere una nuova legge elettorale, che io vorrei proporzionale, e poi ridare finalmente la parola agli italiani. La legge elettorale è materia che riguarda tuta, e quindi tutti dovrebbero starci. L’importante è fare in fretta e permettere agli italiani di votare e di scegliere da chi vogliono essere governati. Non dimentichiamo mai che l’ultimo governo scelto dai cittadini è stato il nostro, nel 2008. Un governo fatto cadere nel 2011 con una manovra di palazzo che purtroppo ha trovato sponda nella magistratura e in alcuni poteri internazionali, politici ed economici. Abbattere un governo scelto dai cittadini è quello che si definisce un colpo di stato, per quanto incruento. Ne sono accaduti cinque, negli ultimi 25 anni, di ribaltamenti della volontà popolare. Il maggior filosofo tedesco, Habermas, li ha definiti “a quiet coup d’Etat”».

Berlusconi: “Non saprei cosa dire a Renzi”

Se vince il Sì cosa succede? E se Renzi la invitasse a un tavolo, cosa direbbe? Sì, no? «Non mi sono posto il problema, perché vincerà il No. Sono una persona educata, quindi non rifiuto mai un invito, ma non so davvero cosa potremmo dirci.» Parliamo di centrodestra. Lei ha scaricato Parisi. È pronto a considerare una leadership nel centro-destra da parte di Salvini? «Innanzitutto io non ho scaricato nessuno. Parisi non è un mio dipendente, e comunque io non mai licenziato un mio collaboratore. Non è mai stato il mio successore designato ne mi ha mai chiesto di diventarlo. E non ha mai fatto parte di Forza Italia. Dopo una buona campagna elettorale a Milano, ha creato, con il mio consenso, un movimento d’opinione, con l’obbiettivo di portare all’impegno politico nuovi protagonisti del mondo del lavoro. Gli auguro di riuscirci, sarebbe un contributo importante alla nostra causa. Siccome però è stato posto il problema della leadership del centro-destra, mi sono limitato a fare una constatazione, a dire una cosa che mi pare ovvia, e cioè che una persona che si pone in conflitto con larga parte di quella coalizione, con la Lega
e con molti esponenti di Forza Italia, non può esseme il coordinatore»