L’Anpi storpia anche l’Inno di Mameli “per non offendere gli immigrati”

Non bastava infatti lo stupro della nostra lingua, il rifiuto delle idee di patria e confine, la profanazione delle chiese e la rinuncia ai crocifissi. No, ora ci vergogniamo perfino del nostro inno, quello dal quale ci sentiamo rappresentati nei momenti di vittoria o di raccoglimento del nostro Paese, e in nome del quale torniamo per qualche istante a essere comunità. Quell’inno che mette in musica e parole la bellezza profonda dell’essere italiani. Ebbene, m una scuola superiore di Bologna, l’istituto tecnico-superiore Aldini-Valeriani, durante la commemorazione dello studente Efrem Benati e del bidello Emilio Bussolari, fucilati dai nazifascisti nel 1944, l’Anpi ha deciso di sostituire le parole “fratelli d’Italia” con “fratelli in Italia”, come messaggio di accoglienza verso immigrati e profughi, i cosiddetti “nuovi italiani”, si legge su Libero.

Da “fratelli d’Italia” a “fratelli in Italia”

L’idea, secondo quanto racconta il segretario dell’Anpi Bolognina Armando Sarti presente all’incontro, sarebbe nata tra gli stessi studenti come «esemplare testimonianza dei percorsi di inclusione dei ragazzi figli di immigrati e di scuola multiculturale». Ma è evidente l’appoggio fornito dall’Associazione partìgiani che si è intestata l’iniziativa, al punto da volerne fare una campagna politica in cui coinvolgere lo stesso presidente della Repubblica. «Mattarella è custode della Costituzione, dell’Inno e del Tricolore», ha detto Sarti.

ANPI h atteggiamento profondamente antipatriottico

«Gli illustrerò questo episodio in una missiva», nella speranza che il presidente prenda in considerazione la possibile modifica dell’inno. Un atteggiamento che il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Galeazze Bignami – il quale per primo ha denunciato la vicenda sul suo profilo Facebook – considera non solo anti-storico ma anche profondamente antipatriottico: «Questi qua – ha detto riferendosi ai mèmbri dell’Associazione partigiani – dimostrano ancora una volta di essere anti italiani, incapaci di amare la nostra nazione e di essere orgogliosi della nostra identità. Non si devono permettere di storpiare per la loro volgare propaganda l’inno d’Italia. Ho già chiesto che le varie istituzioni, le quali sovvenzionano lautamente coi soldi nostri le loro iniziative, revochino ogni contributo». Chissà se basterà a fermare il delirio ideologico di certi “compagni”.