Amir ricercato per rapina in Tunisia, già arrestato e rilasciato in Germania

Indagato in Germania perché sospettato di voler compiere un atto violento contro lo Stato. Arrestato per due giorni e, poi, rilasciato dalle autorità tedesche. Ricercato in Tunisia per «furto con armi». “Salvato” dall’espulsione dalla Germania grazie ad una serie di intoppi burocratici. Sospettato di frequentare «la rete di Abu Walaa», capo di una cellula di reclutatori per l’Isis e arrestato lo scorso 8 novembre. E’ in queste poche righe che si può condensare tutta la farsa di quella che è la vera tragedia di Berlino, quella strage compiuta da un terrorista che poteva essere fermato molto tempo prima. Ma che, invece, è riuscito a sfuggire alla cattura per tutta una serie di circostanze, in qualche caso fortuite. Per superficialità di chi lo doveva cercare. Per inettitudine della burocrazia tunisina. Ma anche perché l’intelligence europea, cioè tedesca, ma anche italiana, non ha capito con chi aveva a che fare. E se l’è lasciato passare sotto il naso. Come un turista qualsiasi. Complici anche le normative inadatte che l’Europa si è data. Soprattutto sull’immigrazione.
Era ampiamente conosciuto dalla polizia tedesca ed era già stato indagato dalle autorità tedesche il terrorista tunisino Anis Ben Mustapha Ben Othmen Amri, nato nel dicembre del 1992 a Hached El Weslatia, governatorato di Kairouan, che avrebbe fatto la strage al popolare mercatino di Natale a Berlino.
Lo ha rivelato, nel corso di una conferenza stampa, a Duesseldorf, il ministro dell’Interno del Land, Ralf Jaeger.
Il tunisino sospettato dell’attentato a Berlino era stato, infatti, indagato dalle autorità del Nordreno-vestfalia perché sospettato di preparare un grave reato contro lo Stato. E proprio in quell’area, a nord ovest della Germania, è ora in corso una immensa caccia all’uomo per assicurare alla giustizia il terrorista. Lì, Anis Amir «avrebbe vissuto in un centro accoglienza profughi di Kleve», cittadina di 50mila abitanti del Nordreno-Vestfalia al confine con l’Olanda e distante oltre 600 chilometri da Berlino.
La polizia criminale del Nordreno-Vestfalia, ha raccontato il ministro, «aveva aperto un’indagine nei suoi confronti».
Jaeger ha, poi, aggiunto che, successivamente, «le investigazioni erano state condotte dalle autorità a Berlino» dove, dal febbraio 2016, Anis Amir si tratteneva in prevalenza.
Secondo le informazioni in possesso di Jaeger, Amir «è stato successivamente solo di recente in Nordreno-Vestfalia» e sul suo conto «le autorità di sicurezza si sono scambiate le reciproche informazioni, l’ultima volta solo brevemente, nel novembre 2016, sulla Gemeinsames Terrorismusabwehrzentrum, il Centro di Difesa dal Terrorismo», la piattaforma comune di cooperazione e di comunicazione utilizzata da 40 agenzie di sicurezza interna e istituita a Berlino dal 2004. Poi più nulla. Ma, quel che è peggio, è che il terrorista, sbarcato in Italia come un immigrato qualsiasi, su un barcone nel 2012, era anche ricercato dalle autorità tunisine per furto con armi. E dal 2015 risulta irreperibile.
Lo hanno rivelato, ai giornalisti del media tunisino Kapitalis, fonti della stessa polizia che ora starebbe verificando se Anis Ben Amri sia stato classificato come estremista islamico.
L’uomo sarebbe figlio di Mustapha Amri e Nour El-Houda Hachani, originario di cité Farhat Hached a Oueslatia, governatorato di Kairouan.
Proprio oggi, come ulteriore beffa, post-mortem, della burocrazia, sono arrivati dalla Tunisia i documenti attesi e necessari per l’espulsione di Anis al quale era stato negato il diritto d’asilo.
Lo ha ha rivelato sempre il ministro dell’Interno del Nordreno-VestfalRalf Jaeger ricostruendo la sua vicenda. E sottolineando che «la partecipazione dell’uomo» all’attentato «è ancora incerta».
Jaeger ha aggiunto che «dallo scorso febbraio Anis Amir si tratteneva prevalentemente a Berlino» e che «a giugno la sua richiesta d’asilo era stata respinta».
L’espulsione non poteva, però, essere eseguita perchè il terrorista «non aveva documenti validi» e le autorità di Tunisi «hanno negato, in un primo momento, la sua nazionalità tunisina».
Tra i motivi che possono rinviare un’espulsione c’è, infatti, anche la mancanza di validi documenti. Nella cabina del tir dell’attentato a Berlino era stato ritrovato il documento con le generalità di Anis Amir che certificava il rinvio della sua espulsione e il suo status di “tollerato“. Si tratta di una sospensione temporanea dell’espulsione che prevede alcune misure restrittive, come una limitazione dei movimenti all’interno del paese e impossibilità di trovare lavoro.
Ora lo insegue un mandato di cattura internazionale che lo definisce «armato e pericoloso». E che . E’ che rivela come il sospetto terrorista abbia usato almeno «sei diversi nomi e tre diverse nazionalità».
Rivelando che era stato emesso il mandato di cattura internazionale, il ministro dell’Interno, Thomas de Maizière, ha spiegato che l’atto è valido «per la Germania e per tutta l’area Schengen, quindi anche per l’Europa». E che Anis Amir «è un sospettato e non necessariamente il colpevole».
De Maizière ha aggiunto di non volersi addentrare nelle speculazioni che si stanno susseguendo sui media riguardo allo status del tunisino: «per noi è importante trovare il sospettato. Conta il risultato e non la velocità delle speculazioni».