Aleppo, 30 morti nell’ultimo attentato dell’Isis: fuggire diventa impossibile

La notizia arriva da Aleppo tramite fonti dell’esercito turco: e la notizia è, ancora una volta, un annuncio di sangue e di morte seminati a profusioni dai terroristi dell’Isis. Trenta persone sono rimaste uccise in un attentato organizzato dallo Stato Islamico ad Al Bab, il distretto ad est della roccaforte siriana in mano ai jihadisti. Trenta vittime a cui i miliziani stragisti al seguito di al Baghdadi hanno voluto impedire di fuggire – vivi – da quel che resta della città siriana.

Attentato ad Aleppo: 30 morti

Ma la notizia di questa ennesima strage avvenuta all’interno dei confini bellici siriani, nell’epicentro di una guerra che sembrava poter essere arrivata alla sua fase di liberazione dai terroristi dell’Isis che, invece, stanno dimostrando una strenua capacità di resistere, non si limita, purtroppo, al rituale, tragico aggiornamento della conta degli ultimi morti. No, questo nuovo attacco puntava ad impedire alle persone di fuggire durante l’ultimo tentativo di evacuazione di massa in corso da giorni nella città di Aleppo: una disperata volontà di mettersi in salvo e di abbandonare quei quartieri perlustrati dalle milizie governative dove si annidano frange di resistenza armata e dove, sotto la minaccia dei miliziani ribelli, intere famiglie di civili, di feriti, di malati, di bambini e di donne ormai allo stremo delle forze, continuano a provare a mettersi in salvo. Un tentativo disperato reso ancora più difficile dall’attentato di poco fa che, a questo punto, rimette in discussione l’accordo raggiunto tra il governo di Assad e il principale gruppo del fronte di opposizione per l’evacuazione dei civili.

Assad in visita a un orfanotrofio cristiano

Intanto, proprio riguardo il presidente siriano, media locali hanno diffuso in queste ore la notizia della sua visita a un orfanotrofio cristiano nei pressi della capitale Damasco, nel giorno di Natale. Le fotografie pubblicate sulla pagina Facebook della presidenza siriana mostrano Assad insieme alla moglie Asma, in piedi con le suore e gli orfani nel sobborgo di Sednaya. I cristiani sono una delle minoranze religiose più grandi in Siria: circa il 10% della popolazione, che prima della guerra contava 23 milioni di persone. Benché abbiano sempre cercato di rimanere a margine del conflitto, l’islamismo sempre più esplicito e cruento dell’opposizione ha portato molti cristiani a schierarsi dalla parte del governo di Assad.