Mps, il sindaco di Arezzo Ghinelli: «Due pesi e due misure, vergogna»

È furioso il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli: «Salvataggio Mps? È una vergogna perchè sono stati usati due pesi e due misure. Un anno dopo il decreto che ha azzerato 4 banche tra cui Banca Etruria rendendo carta straccia subordinate e azioni, il governo vara un provvedimento da 20 miliardi che consente il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena attraverso l’acquisto del tesoro delle azioni dell’istituto di Piazza Salimbeni e soprattutto la riconversione delle obbligazioni subordinate dei risparmiatori in azione ordinarie. Diverso il premier, stavolta Gentiloni, lo stesso il ministro dell’economia Padoan, lo stesso Presidente della Repubblica che ha firmato il decreto», ha ha detto il primo cittadino di Arezzo a commento del salvataggio varato per Mps. «Il sindaco – aggiunge – protesterà nelle sedi opportune con questo Presidente della Repubblica. Per Banca Etruria non è stato mosso un dito per salvare i risparmi dei tanti correntisti. Mi auguro che l’acquisto di Banca Etruria, da parte di Ubi Banca, annunciato per dopo Natale, mantenga i livelli occupazionali dell’istituto aretino come richiesto in sede di trattativa e come garantito. Resta l’amarezza per il trattamento usato con due città che insistono entrambe sulla stessa area della Toscana Sud, che hanno servizi gestiti insieme. Non si possono trattare così, anche perché per salvare Banca Etruria ed evitare il disastro per centinaia di famiglie bastava un investimento molto meno significativo» E Alessandro Ghinelli «ha veramente ragione». Lo ha detto lo stesso primo cittadino di Siena Bruno Valentini, commentando le parole del collega. 

Il sindaco di Siena: Ghinelli ha ragione

Nel Corso, vicino alla sede del Monte, i senesi parlano solo tra loro e l’amarezza di non essere più “padroni” della banca più antica del mondo non sempre riescono a nasconderla. Non lo diranno mai apertamente, lo stesso sindaco Valentini vuole già guardare al futuro, al legame che, «con lo 0,1% del capitale in mano alla Fondazione Mps», resta con la città e con il suo territorio. Un orgoglio che nel corso degli anni ha, secondo molti analisti, influenzato non poco le scelte dei diversi vertici che hanno guidato l’istituto negli anni, da Giuseppe Mussari in poi. La banca è ancora al centro della politica, anche se ufficialmente i partiti sono fuori dal circolo delle nomine. Lo si capisce quando il governatore Enrico Rossi critica l’ex premier Matteo Renzi, («ha avuto paura»), e ribadisce che già il governo Monti doveva nazionalizzare la banca. Parole che non sono piaciute al capogruppo del suo partito in consiglio regionale, Leonardo Marras, critico con Rossi che, subito dopo, replica al capogruppo: «Io l’ho chiesto più volte». Nessuno è in grado di sapere come il mercato reagirà quando titolo e obbligazioni torneranno negoziabili, la Consob ha annunciato che non sarà martedì. Di ipotesi ne circolano molte, compresa una possibile ricapitalizzazione che il Mef potrebbe essere costretto a fare, meno impattante di quella predisposta dall’ad Marco Morelli. Ipotesi, che per ora non smuove il presidente della Fondazione, Marcello Clarich, che spiega la scelta di scendere dallo 0,7% allo 0,1% del capitale, con la necessità «di tutelare il patrimonio, di ridurre al minimo il rischio». Quando la procura di Siena era al centro delle cronache, i senesi non lesinavano critiche ai giornalisti, indicati tra i colpevoli di quanto stava avvenendo. Oggi non è più così e Valentini, «con il senno di poi», non nasconde che forse «si sono persi sei mesi, ma tutto girava intorno al referendum», commentando il fatto che il piano bocciato era molto simile a quello predisposto dall’ex ad Fabrizio Viola, poi uscito da Rocca Salimbeni e sostituito da Morelli. «Sì è tardivo, probabilmente è stata una scommessa azzardata, ma non si può ragionare con il senno di poi», conclude il primo cittadino di Siena.