Esordio grigio del Gentiloni primo. Pochi applausi. Gongola solo Lotti

Grigio fumo di Londra. Grigio topo, che è lo stesso. L’unica nota di colore a palazzo Montecitorio è lo scintillante albero di Natale in una mattina di assoluta routine, se non fosse per lo stanco rito di insediamento del governo Gentiloni che la rende storica per gli stenografi della Camera.

Un solo applauso per Gentiloni 

Transatlantico deserto, aula quasi al completo (disertata da legisti e grillini), qualche grisaglia in più, ma niente pathos. “Responsabilità”, è la parola che dà l’avvio al breve intervento del successore di Matteo Renzi, non particolarmente tonico. Grigio appunto. Per indole, per scelta, per non spaventare perché – dice l’ex ministro degli Esteri, fondatore della Margherita, un acre passato da militante di ultrasinistra – «la politica deve infondere sicurezza e non paura». Accanto al premier grigio, cravatta blu a pois (minuscoli) una Roberta Pinotti particolarmente seria. L’unico applauso, tiepido, arriva quando il neocapo del governo assicura che non sarà il premier degli elettori del sì, ma di tutti gli italiani. 

Ministero inventato per Lotti

Mentre  Gentiloni sciorina il suo programma e rivendica «con orgoglio» i tanti successi del governo Renzi, anche se riconosce un “contesto cambiato” dopo il voto del 4 dicembre, c’è chi passeggia, chi sorseggia un caffè alla buvette. Come Nichi Vendola, che pare capitato lì per caso e ironizza un po’ incredulo sulla nomina del neo-ministro allo Sport. Per Luca Lotti un ministero ad hoc, inventato nottetempo per il giovane enfant prodige del cerchio magico fiorentino, il prediletto di Matteo, messo lì a fare da guardiano a Gentiloni e permettere a  Maria Elena Boschi di restare a Palazzo Chigi. «Se lo avesse fatto Berlusconi ti immagini che casino?», mormora qualcuno. Il ragazzo è raggiante. “In bocca al lupo”, si sente da uno stuolo di addetti stampa. “Grazie”. E giù risate. Matteo si è dimesso ma il suo fantasma è lì in carne e ossa.

I commessi fanno merenda

Anche i commessi sembrano più grigi del solito. Non appena la Boldrini dichiara chiusa la seduta comincia la ricreazione. Chi si abbraccia, chi sbadiglia, chi apre la merenda. Maurizio Lupi corre ad abbracciare Ermete Realacci e se lo trascina al riparo dai taccuini dei cronisti mentre Giuseppe Fioroni, democristiano doc,  si attarda con la nuova ministra dell’Istruzione, la rossa Valeria Fedeli. «Non mi tirare fuori i gender che si mette male», dice alla senatrice cigiellina (reparto tessile) che ha preso il posto della Giannini al ministero di viale Trastevere. «Ma figurati…», sorride lei. L’immarcescibile Beatrice Lorenzin dispensa sorrisi e interviste, gongolante per aver scampato la bocciatura ai tempi supplementari. Più in là Gianni Cuperlo, più british del solito, parlotta con Rosi Bindi, grigia anche lei.