Vignetta-choc di Vauro sulla Leopolda. Gasparri: “Si indigna chi lo difendeva”

“Al via la Leopolda. Eddai, hai fatto trenta, fai trentuno. Che ti costa? Una sola, una scossetta pure qui anche piccola”. È il testo di una vignetta di Vauro, mostrata dal palco della Leopolda da Matteo Richetti, che ha aperto questa edizione, la settima, della kermesse renziana. «La vignetta di Vauro sulla Leopolda è da galera», commenta Maurizio Gasparri. Per il senatore di Forza Italia «è veramente un modo becero, intollerante, vergognoso di fingere di usare la satira per lanciare invettive inaudite. Ma quelli che oggi scoprono quanto sia velenoso Vauro hanno taciuto quando, anche sulla televisione pubblica, ha fatto altrettanto nei confronti di tanti esponenti del centrodestra. Vauro versa odio da anni e lavora ancora in Rai in alcuni programmi importanti. Andrebbe messo alla porta dopo questa ignobile vignetta perché c’è un limite alla satira. Ma peggio di Vauro – conclude Gasparri – sono quelli che si indignano oggi e lo hanno applaudito ieri. Gentaglia l’uno e gli altri».

Ma quando Vauro insultava Brunetta, il Pd rideva

Nell’aprile del 2014 il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta riferendosi a una serie di vignette di Vauro pubblicate dal sito di Servizio Pubblico annunciò una querela nei confronti del vignettista: «C’è un limite a tutto, e la satira non c’entra con il razzismo, la diffamazione e l’attacco vergognoso alla dignità e all’onore delle persone. Ho dato mandato al mio avvocato affinché questa indecenza di Vauro nei miei confronti, che dura ormai da anni, abbia termine». In quel caso la sinistra difese a tutto spiano l’autore satirico toscano, nel nome del diritto di satira. Una contraddizione che Gasparri ha messo in evidenza, alla luce delle vignette anti-renziane di Vauro Senesi e della reazione (ora) indignata del Pd.

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