Varese, diecimila fatture false: così hanno evaso 1,2 miliardi di euro (video)

Avevano fatto credere che la documentazione fiscale delle aziende fosse andata distrutta sotto il crollo di un capannone industriale. E che era stata poi smaltita come rifiuto speciale assieme al tetto di amianto del capannone. Tutto per nascondere la mole immensa di fatture false emesse. Così 12 persone, ora indagate a vario titolo dal Guardia di Finanza di Varese, per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di vari reati, tra cui bancarotta fraudolenta ed emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti sono riuscite a evadere 1,2 miliardi di imposte.

L’indagine dei finanzieri di Varese sul giro di fatture false era partita nel 2014 in seguito a un’indagine per reati fiscali della Guardia di Finanza di Perugia e dopo l’arresto dell’imprenditore varesino Gianfranco Castiglioni e di altre tre persone.

Dopo due anni di accertamenti, da lì le Fiamme gialle varesine sono riuscite a smantellare una vera e propria organizzazione criminale che si era dedicata a creare fatture false infragruppo – diecimila quelle oggetto dell’indagine – per realizzare un articolato sistema di frode fiscale attraverso società sparpagliate in più sedi sul territorio nazionale, fra le province di Varese, Como, Milano, Padova, Perugia, Piacenza, Cuneo e collegate al Gruppo Casti e, quindi, allo stesso Castiglioni.
In tutto, come detto, sono diecimila le fatture false per un importo totale di imposte evase – fra Ires e Iva, dal 2007 al 2013 – pari a 1,2 miliardi di euro.

Un flusso di denaro sottratto completamente alle casse dello Stato. Secondo quanto accertato dall’indagine “Golden Lake“, i dodici indagati e le relative società coinvolte, avrebbero emesso e utilizzato fatture false per 2,4 miliardi di euro, richiesto indebiti rimborsi iva per 300 milioni di euro, ed effettuato indebite compensazioni di tributi e oneri previdenziali per circa 60 milioni di euro.

Fatture false fra le società infragruppo
per ottenere i crediti Iva e compensare i tributi

Attraverso le società del gruppo, che operavano nel settore della minuteria metallica, delle costruzioni, delle fonderie, dei trasporti e alberghiero, l’organizzazione criminale creava fittizie operazioni infragruppo per poi ottenere crediti iva milionari. Questi crediti venivano, successivamente, chiesti a rimborso. Oppure venivano utilizzati per compensare il pagamento di oneri previdenziali e di altri tributi.

Nonostante la mancanza della documentazione amministrativo-contabile obbligatoria, che gli indagati avevano tentato di far credere fosse andata distrutta nel crollo del tetto in amianto di un capannone industriale e successivamente smaltita come «rifiuto speciale», i finanzieri hanno ricostruito la frode dopo due perquisizioni: una presso la sede del centro informatico di Dongo, in provincia di Como, è l’altra presso il domicilio di una segretaria di Castiglioni.
Nel pc del gruppo le Fiamme gialle hanno trovato il software denominato “Golden Lake“, che ha dato il nome alle indagini, che ancora conteneva la copia informatica delle migliaia di fatture emesse.
A casa della dipendente invece, sono stati ritrovati diversi report che riportavano, solo apparentamente, i conteggi complessivi delle fatturazioni infragruppo emesse nel corso degli anni. Ma, ad un esame successivo, quelle fatturazioni si sono rivelate per ciò che, effettivamente, erano: i prospetti che indicavano le false fatture emesse proprio dalle società del “Gruppo Casti“.