USA: anche a sinistra c’è chi fa il tifo per la vittoria di Donald Trump

Basta la “paura” di far vincere Donald Trump per votare Hillary Clinton? Il dibattito ha coinvolto negli Stati Uniti attivisti, politologi e star dello spettacolo che si erano schierati per Bernie Sanders nelle primarie democratiche. La candidata “dell’establishmente e delle banche” non piace a molti sostenitori della sinistra radicale che non hanno accettato il passo indietro in nome dell’unità del partito e del “meno peggio”. In questo articolo il filosofo sloveno, teorico della sinistra, Slavoj Zizek interviene in modo provocatorio in questo dibattito. In un mondo ideale, dice Zizek, la sola vera scelta possibile tra un candidato che ci porterà a “un’altra guerra mondiale” (Clinton) e uno che si fa “beffa delle regole del vivere civile” sarebbe non votare. Ma almeno, aggiunge, una vittoria di Trump avrebbe il merito di scuotere la sinistra dall’inerzia che l’ha colpita in questi anni, si legge su “la Repubblica“.
Zizek: “Il repubblicano è per il cambiamento”
Zizek aveva esposto queste tesi in un intervento per la tv britannica Channel 4: il video con il suo inatteso endorsement per Trump, diventato virale sui social, è stato riprodotto tre milioni di volte, suscitando polemiche all’interno della sinistra. Negli Usa che domani eleggono il loro presidente, come nel resto del mondo il “Saggio sulla lucidità” narra le vicende accadute in un non meglio identificato paese democratico. La mattina delle elezioni è guastata da piogge torrenziali e l’affluenza alle urne è preoccupantemente bassa, ma a metà pome riggio il tempo si rimette e la popolazione accorre in massa ai seggi. Il sollievo del governo ha però breve durata, in quanto lo scrutinio rivela che più del 70% delle schede sono bianche. Sconcertato da questa apparente mancanza di senso civico il governo concede ai cittadini l’opportunità di rimediare con un’altra elezione a solo una settimana di distanza. L’esito è ancor peggiore: questa volta l’83% delle schede sono bianche. Si tratta di un complotto per rovesciare non solo il governo in carica, ma l’intero sistema democratico?

Trump “Scuoterà i veri progressisti” 

La morale di questo esperimento concettuale è chiara: il pericolo oggi non è la passività, bensì la pseudo-attività, il bisogno di “agire”, di “partecipare” per nascondere la vacuità di ciò che accade. La gente interviene di continuo, “fa qualcosa”. La vera difficoltà è fare un passo indietro. L’astensione alle urne è quindi un vero e proprio atto politico, che ci obbliga a confrontarci con la vacuità delle democrazie odierne. In un mondo ideale è esattamente così che dovrebbero comportarsi i cittadini di fronte alla scelta tra Clinton e Trump. Trump è ovviamente “peggio” perché promette una svolta a destra e porta la moralità pubblica allo sfacelo; quanto meno però promette un cambiamento, mentre Hillary è “peggio” perché spaccia per desiderabile l’assenza di cambiamento.