Ubi Banca, chiuse le indagini: 39 a processo, anche Bazoli e Massiah

Si avvicina il processo per 39 persone nell’inchiesta sui presunti illeciti di Ubi Banca e di Ubi Leasing. E fra gli indagati spiccano i nomi dei pezzi da novanta dell’Istituto di credito, delle associazioni legato alla Banca e dell’imprenditoria: Giovanni Bazoli, in qualità di presidente dell’associazione Ablp, l’amministratore delegato di Ubi, Victor Massiah, il presidente del consiglio di sorveglianza, Andrea Moltrasio, il vicepresidente di Ubi, Mario Cera e l’imprenditore Giampiero Pesenti.
La Guardia di finanza ha, infatti, notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 28 persone, tra amministratori e dirigenti pro tempore, del Gruppo quotato Ubi Banca, esponenti della controllata Ubi leasing e di due associazioni di azionisti del gruppo bancario.
L’avviso – si legge nel comunicato stampa firmato dal procuratore Walter Mapelli – è stato notificato anche ad altre 11 persone, esterne al gruppo bancario, a vario titolo in relazione alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
Tutto ruota attorno al patto parasociale stretto fra l’Associazione Ablp guidata da Bazoli e che rappresenta gli interessi dell’imprenditoria bresciana e l’Associazione Ubi, guidata da Emilio Zanetti, che rispecchia gli interessi dei bergamaschi. L’accordo fra le due associazioni – esterne alla banca – faceva sì che la nomina degli organi bancari passasse proprio da lì, di fatto espropriando del proprio ruolo gli organi societari dell’Istituto e facendo credere agli azionisti che, invece, le nomine erano decise all’interno della Banca. Non solo: né a Banca d’Italia né a Consob era stata comunicata l’esistenza del patto parasociale. E, oltretutto, Bazoli manteneva i piedi in due staffe, in Ubi e in Banca Intesa, due gruppi concorrenti, violando le norme, in particolare il cosiddetto “divieto di interlocking” disciplinato dall’articolo 36 del decreto Salva Italia a tutela della concorrenza e partecipazioni personali incrociate nei mercati del credito e finanziari. A corollario di un sistema bordeline, tutta una serie di vicende che sollevano pesanti interrogativi sui conflitti di interesse di diverse persone.
«La notifica dell’atto giunge al termine delle indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Bergamo nel 2014 dopo la presentazione di alcuni esposti da parte dell’Adusbef e di alcuni consiglieri di minoranza, finalizzati a verificare presunti fatti illeciti connessi alla gestione dell’istituto bancario e di Ubi Leasing», spiega il procuratore Mapelli.
I reati contestati ai 39 indagati sono, a vario titolo, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, illecita influenza sull’assemblea in relazione alla capogruppo Ubi Banca, truffa, inosservanza delle obbligazioni da parte di esponenti bancari, conflitto d’interesse e illeciti tributari (dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture soggettivamente inesistenti e sottrazione all’accertamento o al pagamento di accise) in relazione a vicende riguardanti la controllata Ubi leasing. Contestati – spiega la Procura di Bergamo – anche illeciti formali previsti dalla normativa antiriciclaggio e dalla normativa sul trattamento dei dati personali.
«La responsabilità amministrativa dell’ente – conclude la nota firmata da Mapelli – si innesta sulle condotte di ostacolo alla vigilanza e illecita influenza sull’assemblea ed è riferita al periodo precedente la trasformazione in società per azioni».