Trump, una valanga che né De Niro né Madonna sono riusciti a fermare

Donald Trump ha vinto a valanga. E così è apparso ai suoi dopo una attesa carica di suspence. Con tutta la famiglia e tutto lo staf al seguito. Mentre nella grande sala dell’hotel Hilton si irradia la melodia scritta da Jerry Goldsmith per il film “Air Force One“. È  la musica che ha accompagnato l’incedere del nuovo presidente degli Stati Uniti. il 45esimo presidente. Donald Trump non si è smentito: ha usato toni morbidi, ha concesso l’onore della armi alla rivale sconfitta e ringraziato tutti i suoi che l’hanno sostenuto. Ma ha usato il “noi” per marcare la differenza e ringraziare tutti i supporters. Per la prima volta, un presidente eletto ha ringraziato anche gli “indipendenti”. Al primo posto. Ha detto Trump: “Grazie agli indipendenti, ai democratici e ai repubblicani…cercherò di essre il Presidente di tutti”. Nessuno l’ha notato qui in Italia, ma è già stata questa una bella differenza. Perchè Trump sa perfettamente di avere avuto il voto degli indipendenti più di ogni altro aspirante presidente prima di lui. Sa di aver convinto larghe fette di elettorato agnostico, non schierato. Sa di aver prodotto – con poche, ma chiare parole d’ordine – una vera valanga di consensi. Una valanga che da granellino s’è fatta enorme ed inarrestabile. Ed è precipitata addosso all’establishment liberal e conservatore, sotterrandolo. Una valanga che né i cazzotti promessi da De Niro né i pompini promessi da Madonna sono riusciti a fermare.