Trump semina i giornalisti e attacca il New York Times: «Dice solo falsità»

Lo hanno inondato di fango per tutta la campagna elettorale. E Donald Trump si “vendica”, lascia a piedi i media americani, “seminando” il pool di giornalisti che dovrebbe seguirlo. E, ripreso il controllo del suo account Twitter, attacca il New York Times, accusato di fornire informazioni e ricostruzioni false sulle difficoltà del transition team e sull’improvvisazione dei protocolli che rendono difficile per i leader stranieri accedere al presidente-eletto. E subito infuria la polemica.

Lo scontro tra Trump e i media “avversari”

Il nuovo capitolo dello scontro fra Trump e la stampa si è aperto martedì sera. I giornalisti destinati a seguire il presidente-eletto notano un lungo corteo di auto, inclusa un’ambulanza, lasciare la Trump Tower verso le 19.30. Poco dopo si accorgono, grazie a una foto pubblicata su Twitter, che Trump era uscito con tutta la famiglia per andare a cena al 21 Club senza che nessuno, come da prassi, li avvertisse, a poche decine di metri dalla sua Trump Tower. E subito è scattata la polemica per la mancata comunicazione, che sembra indicare la mancanza di rispetto per la stampa. Le proteste dei singoli giornalisti sono state seguite da quelle delle loro testate. Interviene anche l’Associazione dei Corrispondenti alla Casa Bianca, che ritiene «inaccettabile» che il presidente-eletto si muova senza un pool di giornalisti che ne registri gli spostamenti e informi il pubblico. Critiche dure che spingono il transition team ad ammettere delle mancanze in termini di comunicazione: «Stiamo lavorando per migliorala e offrire informazioni tempestive e accurate», afferma. Il tycoon continua intanto la sua battaglia contro i media, soprattutto il New York Times. Con una serie di tweet Trump lo attacca per smentire l’articolo in prima pagina sulle difficoltà nel formare la squadra di governo: «Il New York Times sbaglia completamente sulla transizione. Sarà una transizione dolce. Ho parlato con molti leader», è il primo tweet di Trump. «Ho ricevuto chiamate da molti leader stranieri, nonostante quello che dice il New York Times. Russia, Gran Bretagna, Cina, Arabia Saudita e Giappone» è il secondo. «Australia, Nuova Zelanda e molti altri. Sono disponibile con tutti. Il New York Times è solo scioccato di aver fatto la figura del matto nella copertura» del presidente-eletto.