Un thè alla Casa Bianca. Trump: «Però, questo Barack è un gran brav’uomo…»

Il presidente eletto Donald Trump è andato alla Casa Bianca, invitato dal presidente uscente Barack Obama: l’incontro è stato all’insegna del fair play. C’è stato un colloquio di circa un’ora e mzza, a fronte della mezzora prevista, al termine del quale Trump ha detto: «È stato un grande onore. Non vedo l’ora di continuare a collaborare con Obama in futuro». E anche «una gran brava persona» (A very good man). Da parte sua il presidente Obama ha detto che si è trattato di «un eccellente colloquio». Primo faccia a faccia anche tra la first lady Michelle e Melania. È infatti consuetudine che così come il presidente uscente riceve il presidente eletto per dare il via al periodo di transizione, vi sia un passaggio di consegne anche tra le due first lady. Trump è arrivato da New York a Washington a bordo del suo jet privato rompendo la prassi di portare con sé i giornalisti nel suo corteo o nel suo aereo per documentare la sua prima storica visita alla Casa Bianca. Durante la sua campagna, Trump è stato fortemente critico con i media, alcuni dei quali banditi temporaneamente per una copertura ritenuta faziosa. L’avvio di un passaggio di consegne che negli Stati Uniti dura oltre un mese e si concluderà il 20 gennaio. Intanto i mercati dopo il crollo di ieri, rivalutano la vittoria di Trump e si avviano a una chiusura positiva. Il cosiddetto transition team del nuovo presidente Usa avrebbe già elaborato una short list di 41 nomi per riempire le varie caselle della futura amministrazione. Lo riportano alcuni media. Tra i nomi individuati ci sarebbero l’ex sindaco di New York Rudi Giuliani, in pole position come ministro della Giustizia, e il deputato Duncan Hunter come possibile capo del Pentagono.

Rabbia e frustrazione per la vittoria di Trump

Ma chi ha perso rovinosamente non accetta il verdetto dei cittadini americani: sono stati infatti almeno 100 gli arresti nel corso delle proteste anti-Trump che hanno attraversato nelle ultime ore tutte le grandi città americane, almeno 25. A New York la polizia ha arrestato almeno 30 persone che manifestavano davanti alle Trump Tower sulla Fifth Avenue e a Columbus Circle. A Los Angeles a finire in carcere 15 manifestanti, a Chicago 13. A Oakland, in California, le proteste più dure con lancio di molotov e tre agenti feriti. In migliaia, nonostante la pioggia, si sono radunati a Union Square e hannno poi sfilato verso Midtown fino alla blindatissima Trump Tower sulla Fifth Avenue, dove si trova l’abitazione del nuovo presidente Usa. Paralizzato per ore il traffico nella zona. Tensione ed arresti anche a Columbus Circle, all’ingresso Nord di Central Park, dove si trova il grattacielo del Trump Hotel. Tutta l’area dove si trova la residenza del nuovo presidente, uno dei cuori pulsanti dello shopping e del turismo a Manhattan, è blindatisssima. I voli sopra la zona sono stati vietati. L’isolato della Trump Tower è circondato da camion anti-bomba pieni di sabbia e da decine di agenti alcuni in tenuta antisommossa. Questi ultimi presidiano anche l’ingresso della residenza della famiglia Trump. Tra gli slogan cantati dalla folla di manifestanti Not my President e Hey Hey Ho Ho Donald Trump has to go. Ma proteste anche a Seattle, Portland, Oakland, San Francisco, Los Angeles, Boston, Filadelfia, Detroit, Austin. Davanti alla Casa Bianca a Washington una folla di persone si è riunita per esprimere tutta la propria rabbia e frustrazione per la sconfitta di Hillary Cinton, invocando anche il nome di Barack Obama.