Trump cambia tutto: «Con Assad contro l’Isis. Combatteremo insieme a Putin»

La catena di comando per anni è stata questa: la Casa Bianca stabiliva la politica estera degli Stati Uniti, dell’Unione europea e – di conseguenza – anche dell’Italia. Quindi tutti contro Saddam Hussein, il cattivo di turno, poi contro i talebani, cattivissimi; poi contro Gheddafi, con il risultato che milioni di clandestini stanno arrivando in Europa mentre prima, grazie a Berlusconi, non ne arrivava più neanche uno; poi contro la Russia, l’eterno nemico di sempre. così l’Unione europea ha comminato sanzioni assurde e controprodicenti alla Russia, perché Obama non sopportava Putin, e l’Italia dietro, rovinando le proprie aziende, non quelle di Putin. Ma adesso è cambiato tutto: l’elezione di Donald Trump è una rivoluzione copernicana. E come farà l’Unione europea a fare retromarica ad esempio sulle sanzioni, che ha macherato come nobile iniziativa umanitaria contro le atrocità russe in Ucraina? Usa e Ue hanno preso posizione per uno dei contendenti in modo unilaterale, senza ragionare su cjhi avesse ragione e chi avesse torto, e neanche cercando di mediare e risolvere il contenzioso per via diplomativa. Washington aveva detto di usare le maniere forti, e Ue e Italia erano corsi in soccorso del vincitore. E adesso come dfaremo a fare dietrofront senza perdere la faccia? Sì, perché sta succedendo proprio questo: si profila una svolta nelle relazioni Usa-Russia, anche con un possibile asse comune insieme al legittimo presidente siriano Bashar al-Assad per combattere l’Isis (che contro Assad ha realizzato una rivolta in armi con metodi terroristi), abbandonando il sostegno ai ribelli moderati anti regime, come se esistessero “ribelli moderati”: tutto questo ha lasciato intendere il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump in una intervista al Wall Street Journal, la prima dopo la sua elezione.

Su Assad e lotta all’Isis c’è piena sintonia con Putin

Affrontando il capitolo esteri, il presidente americano ha riferito di aver parlato con i leader di molti Paesi o di aver ricevuto messaggi da essi, fatta eccezione per il presidente cinese Xi Jinping. Ma ciò che gli è premuto sottolineare è l’aver ricevuto una ”bellissima” lettera del presidente russo Vladimir Putin, con il quale, ha aggiunto, ha in programma una telefonata in tempi brevi, a conferma della simpatia e stima con cui guarda al leader del Cremlino. Simpatia e stima che potrebbero tradursi presto in un allineamento della posizione americana a quella russa in Siria, dove Trump ha ricordato di aver avuto da sempre «una visione opposta a molte persone». Visione che in questi giorni in cui gli antidemocratici protestano contro la sua legittima elezione, viene confermata in modo ancora più stabile. Il suo pensiero è che «se state combattendo contro la Siria, e la Siria sta combattendo contro l’Isis, dovete sbarazzarvi dell’Isis. La Russia  – continua Trump – è totalmente allineata con la Siria, e adesso c’è l’Iran, che sta diventando potente. A causa nostra si è allineato sulla Siria…. Ora stiamo appoggiando i ribelli contro la Siria, e non abbiamo idea di chi sia questa gente», ha proseguito, bocciando così senza appello la linea seguita sinora dall’amministrazione Obama, ispirata dall’ex segretario di stato Hillary Clinton, sua avversaria alla presidenziali dell’8 novembre. «Se gli Usa attaccano Assad, finiremo con combattere contro la Russia, contro la Siria», conclude. Musica per le orecchie di Putin, che desidera la pace in Medio Oriente, a differenza di coloro che sinora hanno armato i terroristi islamici per destabilizzare tutta la regione. Il Cremlino, che probabilmente si attende una svolta anche sul fronte sanzioni legate all’Ucraina, coglie la palla al balzo e tramite il portavoce Dmitri Peskov suggerisce che uno dei modi in cui Trump potrebbe aiutare a rafforzare la fiducia con la Russia dopo essersi insediato è convincere la Nato a rallentare la sua espansione o ritirare le sue forze dai confini russi, potenziate recentemente in Polonia e nei Baltici. Di sicuro con Trump la Russia sarà meno sotto pressione da parte americana. La Cina invece se da una parte che gongola all’idea di un disimpegno americano nell’Asia, dall’altra resta preoccupata da eventuali politiche commerciali protezionistiche da parte di Washington.