Interrogato il fidanzato di Tiziana Cantone: l’inchiesta sui video hot va avanti

Sergio Di Palo, il fidanzato di Tiziana Cantone, morta suicida dopo la diffusione di suoi video hard, è stato interrogato come persona informata sui fatti nella sede della procura Napoli Nord ad Aversa (Caserta). Di Palo è stato ascoltato dai pm Rossana Esposito, della procura di Napoli Nord, e Alessandro Milita, della procura di Napoli. Si tratta infatti di un interrogatorio congiunto da parte dei due uffici giudiziari che conducono inchieste parallele sulla vicenda di Tiziana. L’indagine condotta da Napoli Nord, coordinata dal procuratore Francesco Greco, riguarda una ipotesi di istigazione al suicidio. L’inchiesta della procura di Napoli, diretta dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, mira invece ad accertare eventuali pressioni esercitate nei confronti di Tiziana per indurla a querelare per diffamazione quattro giovani – ai quali lei stessa aveva inviato i video attraverso una chat – indicati come responsabili della pubblicazione dei video su alcuni siti porno.

Perché accusò persone che, come poi emergerà dalle indagine, erano del tutto estranee ai fatti? Forse Tiziana Cantone, la trentenne napoletana morta suicida dopo la diffusione dei video hard, è stata indotta a presentare la querela da qualcuno interessato a coprire i veri responsabili della pubblicazione in internet di quei video, pubblicazione che la spingerà a togliersi la vita? Sono questi gli interrogativi ai quali gli inquirenti della procura di Napoli stanno cercando di dare una risposta con la decisione di convocare, in qualità di testimoni, i quattro giovani che furono querelati per diffamazione da Tiziana Cantone. La donna lì indicò inizialmente come responsabili della diffusione dei video hard. E a loro li aveva sicuramente inviati via whatsapp ma non furono certo loro o diffonderli in Rete. Questo accertarono gli inquirenti – il pm Alessandro Milita e il procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli – soprattutto sulla base di quanto dichiarato successivamente dalla stessa Tiziana che, ascoltata dai pm in un secondo momento, modificò le dichiarazioni e di fatto scagionando i quattro destinatari dei suoi video. Nei loro confronti il pubblico ministero ha chiesto di recente l’archiviazione, per l’ipotesi di reato di diffamazione, sulla quale dovrà pronunciarsi tra non molto il giudice per le indagini preliminari. Appena archiviato questo fascicolo, i magistrati hanno avviato una nuova indagine, questa volta per il reato di calunnia. Se qualcuno ha spinto la giovane ad accusare delle persone pur nella consapevolezza che non avevano avuto alcun ruolo nella diffusione in rete dei filmati hard, lo ha fatto – è la nuova prospettiva accusatoria della procura – per tenere fuori dall’inchiesta il vero responsabile. Gli inquirenti sono, tra l’altro, convinti che Tiziana non fosse la sola in possesso dei video (6 in tutto), registrati probabilmente in tempi diversi.