Lo spread vola a 176 punti. Ma nessuno ne parla. Al governo c’è Renzi

Lo spread si riaffaccia timidamente tra le notizie. Il mostro a sette teste che costò le dimissioni a Silvio Berlusconi è tornato a salire nell’indifferenza quasi generale. Poche righe e nessuna attenzione internazionale per la crescita dello spread, un tempo molto abusato e oggi uscito da vocabolario. Eppure martedì lo spread, il differenziale tra il rendimento dei Bund tedeschi e i nostri Btp decennali, ossia i Buoni del Tesoro pluriennali, ha toccato il record negativo di 176, un livello ancora contenuto ma il più alto da dodici mesi. Nel 2011, con Berlusconi a Palazzo Chigi, la finanza internazionale e i media di tutto il mondo non parlavano che di spread e di pericolo di bancarotta.

Torna a volare lo spread

Oggi lo spread tra Btp e Bund ha aperto in rialzo a 159 punti dai 157 della chiusura di domenica con un rendimento all’1,74%.  Vola anche il differenziale dei titoli italiani su quelli spagnoli, toccando i 46 punti base: l’ultima volta che aveva raggiunto questo livello era nel febbraio 2012. Negli ultimi quattro anni i governi italiani sono vissuti nella ottimistica certezza che il peggio fosse dietro le spalle. Da qualche giorno non è più così. Lo spread sopra i 160 punti è anche dovuto al  mercato che guarda al referendum dei primi di dicembre. La maglia nera è Madrid che perde l’1,48%. Sui listini pesano soprattutto i finanziari con le banche in particolare. A Milano resta in asta al ribasso Mps con il Cda che torna a riunirsi dopo il passo indietro di Corrado Passera.

Inflazione negatica e stretta sui costi del denaro

La presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, e i suoi colleghi si esprimeranno sulla crescita dello spread nelle prossime ore e poi il 14 dicembre, molti analisi economici si aspettano una nuova stretta sui costi del denaro. Non solo, ma l’aumento dell’inflazione nell’eurozona, dove i prezzi sono cresciuti dello 0,5 per cento a ottobre, potrebbero creare problemi seri al presidente della Banca centrale europea. Un ultimo fattore di rischio è rappresentato dagli aumenti di capitale soprattutto di Monte dei Paschi di Siena e di Unicredit previsti all’indomani del 4 dicembre.