Sorpresa, la Raggi esiste. Torna in Campidoglio e si mette in posa (video)

Ma che fine ha fatto Virginia Raggi? Sono mesi che a Roma non si sposta una virgola. Tutto invariato, tutto come prima. Anzi, peggio di prima, peggio di Ignazio Marino, il che è tutto dire. E lei dov’è? Il suo nome si legge in qualche comunicato stampa, tanto per prendere tempo. Sul web è un fiume di proteste, critiche, commenti ironici, «non abbiamo un sindaco abbiamo un fantasma». Ingrati e lingue velenose. Quel fantasma all’improvviso si è materializzato nel castello poco incantato del Campidoglio. La sindaca (o presunta tale) si è presentata accompagnata da Luigi Di Maio, la sua guardia del corpo politica, la bodyguard a cinque stelle, di quelle che contano perché creano barriere insormontabili. La Raggi è arrivata, come d’incanto. E si è messa subito in posa per le foto. Sorridente davanti ai flash, perché quelle foto finiscono sui giornali. Sorridente davanti alle telecamere, perché quelle immagini finiscono nei telegiornali.

E tutti si chiedono: ma la Raggi che fa?

Sorrisi che sanno di beffa. Dopo mesi e mesi la squadra è incompleta, delle delibere ci sono poche tracce, non c’è un romano – neppure a pagarlo a peso d’oro – che sia capace di dire che cosa la Raggi abbia fatto per Roma. Niente. Tutti rispondono niente. È difficile pure criticarla, perché non sbaglia chi prende nessuna decisione. Per settimane è come se fosse svanita nel nulla, inghiottita dalla propaganda web. Perciò la curiosità per il suo ritorno in scena è stata tanta. «Forse, dopo le foto, parlerà degli autobus». O forse delle metro. «Prendere i mezzi pubblici è diventata un’avventura, si fa a gomitate». Ma sì, avrà un’idea rivoluzionaria. Perché i cinquestelle dicono di essere onesti mentre tutti gli altri devono andare in galera. E gli onesti fanno la rivoluzione.

«Sono qui per parlare di numeri e dati»

Niente di tutto questo. Dopo le foto, la Raggi ha presentato il rapporto Istat sulla città metropolitana. Poi ha capito che qualcosa non andava e ha specificato: «Siamo qui a parlare di numeri e di dati, un elemento che potrebbe apparire come freddo e distante. Tuttavia questi dati ci parlano, ci dicono molto, sono tutt’altro che freddi e noi amministratori dobbiamo imparare a utilizzare i dati per poter costruire bene le nostre politiche». Ai romani resta la convinzione che è lei la prima a dover imparare molto. Quantomeno a fare il sindaco.