La maratona tv sulle elezioni Usa: gli errori commessi dagli opinionisti

Delle elezioni Usa si sono già interessati eminenti colleghi e sicuramente altre analisi seguiranno nelle prossime ore. In questo articolo, pertanto, voglio parlare di ciò che ho avuto modo di ascoltare, divertendomi non poco, nel corso della maratona televisiva notturna, anche in relazione a miei precedenti articoli. È stato davvero interessante, oltre che divertente, osservare il comportamento di coloro che, nel giro di poche ore, hanno dovuto mutare espressioni e argomenti.

Elezioni Usa, tutti hanno sottovalutato Trump

Sarebbe bello realizzare un docufilm montando gli spezzoni salienti delle varie maratone televisive sulle elezioni Usa. Il più divertente di tutti, come sempre, è stato Alain Friedman. Cito a memoria: «L’America è un paese di ignoranti; Sanders avrebbe senz’altro vinto ed è stato un errore candidare la Clinton; oramai è il momento di buttare a mare tutti i sondaggisti, che non ne azzeccano una (non solo loro, caro Alain… anche tu e tutti gli analisti planetari fate parte della categoria dei “babbei sorpresi”); tutti i giornalisti hanno sottovalutato Trump (errore caro Alain: non lo hanno proprio capito e hanno “sopravvalutato” la Clinton e l’apparato che la sosteneva); Trump ha compreso bene le istanze del popolo americano e ha parlato alla pancia di chi non vuole immigrati, non vuole i neri, non vuole giustizia sociale, non vuole controllo delle armi, non ha gradito le riforme di Obama, essendo privo di ogni presupposto di etica sociale (Bravo Alain! Ma queste cose le hai capite alle 4 di questa notte?)

L’inviata per le elezioni Usa di Rainews24, con l’aria affranta di chi sia appena scampata a un naufragio, ma con espressione che ricordava Marina Confalone nella celebre scena della lavastoviglie nel film “Così parlò Bellavista”, interloquendo proprio con Alain Friedman, cercava di convincere soprattutto se stessa che la Clinton proprio non “andava bene”: “Che diavolo voleva di più? Obama le ha lasciato una bassa disoccupazione, è sceso in campo per lei cinque volte al giorno, ha sconfitto lo stato islamico in tempo utile per mettere sulla bilancia della campagna elettorale l’importante evento… ma nonostante questo l’America non l’ha digerita”. Poi, riprendendo fiato, ha cercato di trovare altre giustificazioni (Quante “illuminazioni dell’ultimo minuto”, ho visto). Ha detto, infatti, che la Clinton non poteva parlare più di tanto degli scandali trumpiani essendo la moglie cornuta di un presidente bugiardo e fedifrago, nonché amica e capo di una donna cornuta, moglie di un uomo che si dilettava a inviare foto osé a ragazze minorenni.

A Federico Rampini per poco non gli facevano una flebo tanto era giù di corda: ha farfugliato qualcosa, ma onestamente non ricordo le sue parole, pronunciate a casaccio. Il tempo passa e appare davvero patetico l’incitamento di Kate Perry delle ore 04,16: la cantante ancora spera nella vittoria di Hillary o forse così le hanno detto di riferire pubblicamente. Da Mentana qualcuno dice che tutto il “denaro” era dalla parte di Clinton, che ha speso dieci volte più di quanto non abbia speso Trump, che però vince grazie al suo messaggio “dirompente”. Le borse asiatiche, intanto, precipitano a capofitto e Mario Sechi, con la solita espressione di istrione mefistofelico, senza nascondere la sua soddisfazione per la sicura vittoria di Trump, fa sfoggio di citazioni colte suggerendo il termine “distopia” a qualcuno che si arrampicava sugli specchi per spiegare i disastri mondiali che ci aspettano.

Un giornalista de “Il Foglio”, in collegamento dagli Usa, ammette la colpa dei media e asserisce candidamente: “Non abbiamo capito nulla”. Nella parte bassa dello schermo, intanto, iniziano a scorrere le dichiarazioni che spezzano il cuore anche ai più incalliti sostenitori della Clinton, nonostante continuino a giocare sulla mappa digitalizzata, ipotizzando impossibile rimonte. “Obama: a prescindere risultato America nazione grande”. “Clinton ringrazia lo Staff. Comunque vada ha fatto un grande lavoro”. Messaggi da “de profundis”.

Il Direttore di Rainews24, Antonio Di Bella, si capisce che maledice i suoi collaboratori ogni volta che sente la frase: “E ora passiamo la parola al nostro direttore”. Quando ciò accade abbassa la testa senza sapere cosa dire. Poi, evidentemente, si scrive una frase e la memorizza. In un passaggio successivo, infatti, declama solennemente: “Quella che sembrava una follia sta diventando una realtà ora dopo ora”. Anche nelle eleganti stanze del New York Times devono arrendersi all’evidenza. Fino alle 04,26 danno ancora vincente Hillary, ma alle 04,27 cambiano il titolo: “Trump dimostra una forza inaspettata”. Inaspettata da chi non abbia occhi per vedere e orecchie per sentire, ovviamente.

Oramai la mappa delle elezioni Usa è una macchia rossa estesissima e quindi è arrivato il momento “camaleontico” che vede, questo bisogna ammetterlo, anche le più scarse tra le mezze cartucce, districarsi con esperienza da maestri. Tutti si affannano a spiegare le cause recondite che hanno portato Trump alla vittoria! Antonio Di Bella si scrive una seconda frase e, alla prima occasione, la cita con enfasi escatologica: “È la serata più nera per i democratici. Trump ha sorpreso tutti: giornalisti, analisti e politici”.

Dall’inviata de “La7”, finalmente, si ode qualcosa di sensato: “Trump ha devastato i democratici, ma lui non è repubblicano e ha devastato anche i leader repubblicani, che non lo digerivano e ora devono andare da lui con il cappello in mano a chiedere perdono. Loro, non la base, che invece lo ha sostenuto”. Nella sede di SkyTg24 qualcuno sembra seriamente preoccupato che Trump se ne vada in giro con la famosa valigetta dei bottoni che comandano le bombe atomiche. Alle 05,26 Bruno Vespa riferisce di un twitter scherzoso pubblicato in Canada: “Aperto l’ufficio emigrazione per gli americani che vogliono emigrare in Canada”. A quel punto, si poteva anche spegnere la TV e concedersi un pisolino.