Le Borse festeggiano la vittoria di Trump. Ma non dovevano crollare?

L’ultim’ora è che la temutissima “Standard & Poor’s”, nostra signora dei bilanci pubblici di tutto il mondo, ha confermato il rating degli Stati Uniti (AA+/A-1+) dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza. Nonostante Trump. Ci avevano paventato il rischio di un tracollo dei mercati internazionali, di un assalto degli speculatori ai listini di tutto il mondo, di un’offensiva degli sciacalli della finanza internazionale sui titoli di Stato americani e di tutte le economie collegate, Italia compresa. Oltre, ovviamente, alla consueta previsione di un’invasione di cavallette. Invece la vittoria dell’Anti-Cristo, del Diavolo dal ciuffo giallo, dell’Orco puzzone e cattivo Trump al momento non ha sortito gli effetti annunciati dal popolo dei “clintoniani” e dei catastrofisti angosciati per il destino del mondo, anzi. Come già accaduto per Brexit, a un iniziale scivolamento in basso (uno dei tanti che si registrano quotidianamente sulle Borse mondiali, spesso a causa di battiti di ciglia su altre piazze che si ripercuotono sul sistema mondiale) oggi i mercati rialzano la testa. Se non avesse vinto lui, il Cotonato che non piace alla gente che piace, potremmo dire che festeggiano, brindano, esultano. Perfino nella temutissima piazza delle tigri asiatiche. La Borsa di Tokyo termina gli scambi con un netto rimbalzo, mentre gli analisti valutane le possibili decisioni di politica economica del nuovo presidente; lo yen nel frattempo torna a perdere terreno: l’indice Nikkei registra un guadagno del 6,72% a quota 17.344,42, con un aumento di 1.100 punti. Si tratta della maggiore variazione giornaliera da febbraio. Lo yen si svaluta di quasi il 4% sul dollaro, assestandosi intorno a quota 105,20 nei confronti del biglietto verde, e 115,10 sull’euro. Più in generale, è il giorno dell’inversione a “U” delle Borse asiatiche: anche Sydney sale del 3,34% e Seul del 2,26%. Hong Kong, ancora aperta, avanza del 2,03%, mentre i listini cinesi di Shanghai e Shenzhen segnano un progresso dell’1,3%. A spingere il rialzo dei listini asiatici sono stati i titoli delle materie prime mentre sono scivolati i bond, dopo che ieri l’inatteso successo di Trump aveva spinto gli investitori a disinvestire dal comparto azionario. I titoli minerari Bhp Billiton e Rio Tinto hanno registrato rialzi superiori al 9% in corso di seduta. «È difficile fare previsioni in quanto nessuno conosce per certo che cosa Trump farà», ha detto Hao Hong, capo strategist a Bocom International Holdings. «Le scommesse relativamente sicure – ha aggiunto a Bloomberg – riguardano le infrastrutture, la spesa per la difesa e una politica commerciale non amichevole. I titoli delle commodity stanno rimbalzando su queste aspettative». «Ci sarà una volatilità di breve termine dopo la vittoria di Trump ma sarà di breve durata, similmente alla Brexit», ha commentato Joshua Crabb, capo dell’azionario per l’Asia ad Old Mutual. «Il risultato – spiega – non è così cattivo come la gente pensa. Ci saranno tagli di tasse e stimoli fiscali. Questo sarà positivo per i profitti delle aziende e per i titoli azionari». Sarà forse perché Trump ha promesso di spendere più di 500 miliardi di dollari per ricostruire le infrastrutture americane e si è impegnato a ridurre la pressione fiscale. E le Borse europee? Anche loro sono ancora in rialzo all’indomani della vittoria di Donald Trump alle elezioni americane. Parigi ha iniziato le contrattazioni in progresso dello 0,74% a 4.577 punti, Londra dello 0,7% a 6.911 punti mentre Francoforte avanza dello 0,6% a 10.710 punti. Bene anche Milano, in apertura. Piazza Affari prende il largo, spinta dagli acquisti sul comparto bancario. Il Ftse Mib avanza del 2,1%: il Banco Popolare sale del 6,2%, Bpm del 6%, Unicredit del 5,6%, Intesa del 4,95% e Mps del 4,29%.