Siria, i curdi attaccano Raqqa: l’Isis reagisce con ambulanze-bomba

Le forze curdo-siriane hanno annunciato l’inizio della campagna per riconquistare Raqqa, capitale dello stato Islamico.  L’annuncio è stato fatto in una conferenza stampa ad Ein Issa, a nord di Raqqa, dalle Forze democratiche siriane (Sdf), sostenute dagli Usa, al cui interno le milizie curde dell’Ypg sono preponderanti. L’annuncio avviene quasi tre settimane dopo l’inizio dell’offensiva delle forze lealiste irachene per riconquistare Mosul, la “capitale” dello Stato islamico in Iraq, dalla quale migliaia di jihadisti dovrebbero ripiegare attraversando la frontiera con la Siria per raggiungere appunto Raqqa. Le milizie curde siriane dell’Ypg hanno ottenuto alcuni dei più importanti successi militari nella guerra all’Isis nell’ultimo anno, con l’appoggio decisivo dei bombardamenti aerei della Coalizione internazionale a guida Usa. Ma la Turchia li considera terroristi come l’Isis, in quanto legati al Pkk, il movimento separatista curdo che si batte contro Ankara. Negli ultimi mesi l’esercito turco è entrato a più riprese in territorio siriano in appoggio a ribelli suoi alleati che combattono contro i curdi. L’inviato speciale degli Usa per la lotta all’Isis, Brett McGurk, ha confermato intanto l’avvio dell’offensiva a guida curda, verso Raqqa. McGurk, che parlava in una conferenza stampa ad Amman, ha detto che gli Stati Uniti forniscono copertura aerea all’operazione e ha aggiunto che stanno valutando la situazione congiuntamente con la Turchia.

L’Isis colpisce Samarra e Tikrit

E sempre più sotto pressione nella sua “capitale” irachena Mosul, e ora anche in quella siriana, Raqqa, contro cui è stata annunciata un’offensiva curda, lo Stato islamico ha oggi reagito con due micidiali attentati in Iraq. Secondo fonti ufficiali irachene il bilancio è pesante: a Tikrit sono morte nove persone e altre 25 sono rimaste ferite, e a Samarra sono morte 11 persone e almeno altre cento sono rimaste ferite. Secondo il Site, il sito di monitoraggio del jihadismo online, l’Isis ha poi rivendicato tre attacchi, con un bilancio totale, a suo dire, ancora più pesante, di 182 vittime tra morti e feriti: due esplosioni a Samarra, con 47 morti, e una terza a Tikrit che ha ucciso 25 persone. Samarra, a un centinaio di km da Baghdad, è la città natale del califfo Abu Bakr al Baghdadi, ed è quindi – e non solo per questo – un luogo altamente simbolico. Nel mirino degli uomini dell’Isis c’erano i pellegrini diretti alla moschea al-Askari, uno dei siti più sacri per gli sciiti, dove sono custodite le tombe di due dei 12 imam più venerati dagli sciiti duodecimani, Ali al-Hadi e suo figlio, Hasan al-Askari, morto nell’873. La cupola del santuario, ricoperta da 62 lastre d’oro, è stata pressoché distrutta da un attentato il 22 febbraio 2006, un evento che ha di fatto innescato la spirale di violenze settarie che travolse l’Iraq provocando decine di migliaia di vittime. Ali al-Hamdani, portavoce della provincia di Salaheddin, ha riferito che i jihadisti hanno messo a punto l’attacco con una ambulanza imbottita di esplosivo e lasciata in un parcheggio di pullman. Quando sono arrivati i pellegrini, tra cui anche alcuni dall’Iran, è stata fatta detonare con un comando a distanza. Anche Tikrit, dove c’è stato l’altro attacco, è un luogo altamente simbolico, essendo la città natale del defunto presidente iracheno Saddam Hussein. Qui, ha riferito ancora al-Hamdani, la strage è stata compiuta da un attentatore suicida che, nell’ora di punta, si è fatto saltare in aria ad un posto di blocco all’ingresso meridionale della città, che la capitale della provincia. Tra le vittime, ha aggiunto, ci sono anche cinque studentesse.