Sbarcò coi migranti: profugo siriano accusato di terrorismo islamico

E alla fine le indagini su un migrante sbarcato insime e a moltissimi altri sulle coste calabre hanno confermato ciò che si paventa e si sospetta ormai da tempo: a bordo di barconi, gommoni e imbarcazioni di fortuna; mimetizzati nella folla di profughi eo individuati sulle prime come scafisti, approdano cellule terroristiche pronte a colpire. allarma, allora, ma di certo non soprende più di tanto, che la Guardia di finanza abbia notificato proprio in queste ore un provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Catanzaro nei confronti di un cittadino siriano accusato di terrorismo. L’uomo – guarda caso – era già in carcere perché arrestato nel 2014 in occasione di uno sbarco di migranti del quale é accusato di essere stato lo scafista.

Siriano accusato di terrorismo: progettava un attentato

Non solo scafista, dunque: doveva compiere presumibilmente un attentato Abo Robeih Tarif, il siriano 23enne già detenuto perchè arrestato nel 2014 con l’accusa di essere un trafficante di migranti, al quale la Guardia di finanza ha notificato un provvedimento di fermo per associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Dal proseguo delle indagini sul suo conto, infatti, é emerso il reale scopo del viaggio del siriano in Europa: doveva compiere un attentato terroristico o, comunque, doveva filmarlo col suo telefono cellulare, sequestrato dalla Guardia di finanza dopo il suo arresto. Telefono «nel quale – riferiscono le Fiamme Gialle – sono state trovate foto con armi di ogni genere. Quel telefonino, per la sua importanza, può essere paragonato alla “copiata” per gli “ndranghetisti”. È il suo dna di appartenenza. Gli serviva per dimostrare chi fosse e di quale organizzazione facesse parte».

Siriano accusato di terrorismo: era detenuto come scafista

Nei confronti del profugo siriano di cui é stato disposto il fermo, nel corso delle indagini condotte dal Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro della Guardia di finanza dopo il suo arresto come scafista, sono emersi insomma elementi investigativi sempre più rilevanti e sospetti secondo i quali l’uomo sarebbe collegato al terrorismo islamico. Il siriano é tuttora detenuto in carcere con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dopo che nel 2014 l’uomo giunse in Italia insieme ad un gruppo di migranti dei quali sarebbe stato lui ad organizzare, insieme ad altre persone, il trasferimento in Italia. Ma, a questo punto, il reato per cui è detenuto passa in secondo piano rispetto ai sospetti che hanno portato all’emissione di un provvedimento di fermo con l’accusa di essere affiliato a cellule legate al terrorismo islamico.