Rinviare il referendum? Alfano ci prova, con la scusa del terremoto…

«Il governo non farà alcuna richiesta di rinviare il referendum ma qualora una parte della opposizione fosse disponibile a valutare un’ipotesi di questo genere io sono convinto che sarebbe un gesto da prendere in altissima considerazione». Messo alle strette dai sondaggi e con l’incubo di perdere la poltrona, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ai microfoni di Rtl, parlando del terremoto, lancia un amo all’opposizione. Anche se premette che non sarà il governo a proporre il rinvio della consultazione referendaria. «Ma se la richiesta arriverà dall’opposizione va valutata anche perché – dice Alfano – ritengo che la cultura di Governo e la posizione politica di un movimento come Forza Italia che sta nel Partito Popolare Europeo e che è guidato da qualcuno che ha dovuto subire anche dei terremoti durante la propria gestione del Paese, mi riferisco a Berlusconi e L’Aquila, conosce bene quanto diventi prioritario rispetto a tutto, quanto diventi indispensabile recarsi sui luoghi del sisma, e quanto anche dal punto di vista dello spirito pubblico diventi difficile una campagna elettorale che separa un Paese che invece ha bisogno di essere unito».

Referendum, il no al rinvio dell’opposizione

«L’Italia è paralizzata da mesi da una campagna elettorale permanete voluta dal Governo su queste riforme: è giunto il momento che gli elettori si esprimano. E poi… Tre Governi non eletti… Referendum da rinviare… voto delle Province cancellato: ma i cittadini hanno ancora diritto di dire la loro?». La posizione di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria e consigliere politico di Silvio Berlusconi, chiarisce l’orientamento dell’opposizione rispetto alle “tentazioni” offerte da Alfano. Anche Renato Brunetta ci va giù duro: «In merito all’assurda ipotesi su un fantomatico rinvio del referendum confermativo, già fissato per il prossimo 4 dicembre – ipotesi che questa mattina il ministro Alfano ha subdolamente cavalcato, gettando la palla nel campo delle opposizioni – la posizione di Forza Italia è chiara e cristallina: rinviare la consultazione costituzionale sarebbe da folli e irresponsabili. Non siamo disponibili a prendere in considerazione ipotesi che vanno annoverate sotto la voce fantapolitica». «Il Paese – prosegue Brunetta – a causa di Renzi e dei suoi cari, è bloccato da più di 30 mesi da questa schiforma, e adesso qualcuno pensa di allungare ulteriormente il brodo in modo opportunistico sfruttando una tragedia come quella del terremoto? Davvero insopportabile. Il popolo sovrano ha il diritto di esprimersi in merito ad una cattiva riforma della Costituzione portata avanti a colpi di maggioranza e a colpi di violenze nei confronti del Parlamento. Basta inquinare la nostra democrazia con voci e ipotesi inaccettabili e impercorribili. Si vada a votare il 4 dicembre e parallelamente si mettano in atto tutte le misure necessarie per far fronte all’emergenza terremoto. Magari, e qui ci rivolgiamo al presidente Renzi, coinvolgendo le opposizioni e convocando a Palazzo Chigi il Tavolo di coesione nazionale. Fare presto e bene per il sisma, ma il referendum è un’altra partita che con la devastazione che ha colpito il centro Italia nulla ha a che fare». «Ci sembra che qualcuno, preoccupato forse per i sondaggi che danno il No in vantaggio, vorrebbe utilizzare questa emergenza per differire la scadenza elettorale. Ci auguriamo intanto che nei prossimi giorni non accadano altri eventi drammatici come quelli verificatisi. Ribadiamo poi che si deve affrontare l’emergenza terremoto con quello spirito unitario che Renzi evoca ma non pratica. Fermo restando, quindi, che il terremoto viene prima di tutto il resto, ci sembra importante confermare la data del 4 dicembre», dice Maurizio Gasparri.

Ma anche il Pd non fa sponda al ministro degli Interni. «Leggo che alcuni chiedono il rinvio del Referendum, da ultimo il ministro Alfano. Capisco il disagio di chi è chiamato ad operare nelle zone terremotate, ma credo che il Paese non possa permettersi altri mesi di stallo. Proviamo piuttosto a stemperare i toni di una campagna referendaria condotta, per la gran parte, come una vera e propria campagna elettorale per elezioni politiche, concludendola nel rispetto reciproco. Così si crea un vero clima di unità nazionale», dice il deputato Pd Dario Ginefra.