Renzi “costretto” a congratularsi. E a sperare magari in un invito a colazione

Dire che l’obamiano Renzi abbia l’amaro in bocca è dire poco. Tutto il tifo scalmanato suo e dei suoi ministri per Hillary Clinton non è servito a risparmiargli una nottata e una mattinata di fiele. I suoi reiterati viaggi in America a far visita ad Obama, con la sua “corte” di amici ed artisti ad omaggiare gli Usa, il suo “interventismo” pro-Clinton nelle vicende della campagna elettorale d’oltreoceano rendono ancora più acuta la delusione per il premier. Che ora è “costretto” a recitare la frase di rito, un atto dovuto che lo costringe subito dopo a riposizionarsi in fretta e furia, a riequilibrare i suoi giudizi e la  sua posizione tenuti fino a poche ore fa. Sperando, chissà, in un invito ufficiale a colazione da parte del nuovo inquilino della Casa Bianca.

Renzi: “Il mondo saluta l’elezione di Trump, mi congratulo”

In queste ore «il mondo saluta l’elezione di Trump. A nome dell’Italia mi congratulo con lui e gli auguro buon lavoro convinto che l’amicizia resti forte e solida»: sono le parole del  premier Matteo Renzi, che  sottolinea che «questo è il punto di partenza per tutta la comunità internazionale, anche al netto di certe diffidenze da campagna elettorale. È un fatto politico nuovo – ha concluso – che assieme ad altri dimostrano come siamo in una stagione nuova». Il “punto di partenza”, scandisce ora Renzi, mentre, fino a qualche ora fa, la sola ipotesi di una vittoria del tycoon equivaleva alla fine del mondo o quasi. Tu chiamale, se, vuoi, giravolte.

E la Boschi disse: “Tifo per Hillary”

Tra i ministri di Renzi spicca il poco beneaugurante auspicio di Maria Elena Boschi, espresso a urne ancora aperte: «Da donna e da esponente del Pd faccio il tifo per Hillary Clinton: credo sarebbe bello avere una donna come lei, non solo per la sua carta di identità ma per le capacità che ha dimostrato in questi anni», si era espressa il ministro per le Riforme avvicinata nel corso della maratona elettorale organizzata dall’ambasciata americana a Roma. L’elezione di Hillary Clinton sarebbe «un segnale importante non solo per gli Usa e mi piacerebbe che al prossimo G7 che ospiteremo in Italia con un’agenda dedicata anche alle Pari Opportunità possa venire una presidente donna». La Boschi ha detto bene: “sarebbe”, ha detto, usando il condizionale. Senza condizioni, invece, senza se e senza ma, il popolo americano ha dimostrato di volere mandare a quel paese l’establishment di cui Hillary Clinton era l’emblema. Che sia donan o no, poco è importato per i cittadini e le cittadine americane..