Referendum, Renzi è disperato e lancia un appello agli elettori di destra

«Se dipendesse dal Pd la vittoria sarebbe assicurata, però non basta e quindi i voti dobbiamo prenderli a destra, da Grillo e dagli altri partiti. Gli italiani devono essere convinti che la riforma è per il Paese, per i nostri figli»: l’appello disperato è del premier Matteo Renzi, lanciato oggi durante un’iniziativa per il Sì a Matera per provare a sfondare anche nell’opposizione, visto che i sondaggi lo condannano in nodo quasi inesorabile. «Dentro il Pd, checché ne dica qualche vostro conterraneo, la stragrande maggioranza è a favore di questo referendum», aggiunge il premier con riferimento a Roberto Speranza, esponente della minoranza Dem che è per il No.  «Questo referendum è importante non perché si voti sui risultati del governo. I risultati di questi 1000 giorni son lì e poi ciascuno alle elezioni deciderà cosa fare. Ma adesso si vota per rendere un Paese più semplice, sulla domanda che è scritta sulla scheda referendaria», insiste Renzi.

E la crisi? La recessione? I finti posti di lavoro creati? «Io non sono soddisfatto dei dati sulla crescita economica. Non basta per niente perché bisogna fare molto di più soprattutto nel Mezzogiorno. La macchina si è rimessa in moto ma va ancora piano e soprattutto può andare ancora più forte. E l’Italia può guidare l’Europa, se lo aspettano da noi», aggiunge ricordando che ieri ricorrevano i 1000 giorni del governo e mostrando le slide con i dati del pil e del lavoro. «Basta con quelli che pensano che fare politica sia dire soltanto No, gridare agli scandali. C’è chi magari sbagliando qualcosa prova finalmente a cambiare le cose», afferma il premier.

Il veleno, a distanza, è riservato a D’Alema: «Scusa presidente D’Alema, se la riforma la potete fare in sei mesi perché non l’avete fatta negli ultimi 25 anni?», dice il premier Matteo Renzi . Non appena inizia a parlare, un contestatore dalla platea urla: «Manda via D’Alema, deve morire». E il presidente del Consiglio dal palco interviene: «Boni, boni, non deve morire nessuno, tutti devono vivere. Buoni, tranquilli».