Referendum, Berlusconi: «Renzi vuole prendersi l’Italia. Il “no” è doveroso»

Ha usato lo stesso riferimento al «Paese che amo» che rese indimenticabile il videomessaggio della famosa “discesa in campo”. Era il 1994: da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e infinite e tormentate sono state le vicissitudini politiche, e non solo politiche, di Silvio Berlusconi. Politicamente morto e risorto almeno una decina di volte, era atteso anche alla prova referendaria dopo molti tentennamenti, qualche reticenza ed un paio di frasi parecchio ambigue. Tutto spazzato via, tutto archiviato. Nel salotto televisivo di Barbara D’Urso, nella “casa” di Canale 5 il Cavaliere ha suonato la riscossa e ha schierato come mai aveva fatto prima Forza Italia sulla trincea del “no” al referendum di domenica prossima. «Ho avuto un intervento chirurgico per cui è stato necessario molto tempo per riprendermi – ha spiegato – e sentivo la voglia di non impegnarmi più, stare un po’ più con i miei figli e nipoti e seguire le aziende. Ma poi è intervenuto un senso di responsabilità verso il Paese che amo e verso gli elettori che in questi venti anni mi hanno dato più di duecento milioni di voti».

Berlusconi: «Pronti a collaborare sulle vere riforme»

È l’annuncio del rientro. Un rientro che se molti guardano e aspettano con trepidazione e speranza, altri vivono come un incubo o addirittura una minaccia. Anche nel centrodestra, dove Matteo Salvini ormai non fa più mistero delle proprie ambizioni di leadership e dove l’eterno ritorno di Berlusconi darebbe il definitivo colpo di grazia a quanti si ostinano (giustamente) a intravedere nelle primarie l’unico modo per mettere in sicurezza l’unità della coalizione. Comunque sia, il messaggio lanciato da che Berlusconi è chiaro: sono tornato e tutti dovranno fare i conti con me. A cominciare da Renzi, cui Berlusconi ha teso la mano sulla legge elettorale: «In caso di vittoria del “no”, siamo disponibili a sederci intorno a un tavolo con lui e le forze politiche per approvarne una di impianto proporzionale perché oggi poli sono tre e non più due».

«Renzi vuole fare il padrone dell’Italia senza voti»

Ma al premier Berlusconi non ha lesinato critiche: «Quella che si voterà il 4 dicembre – ha incalzato  – è una riforma fatta su misura per Renzi» che «concentrerà su di sé tutti i poteri: da quello di avere in mano Camera e Senato, all’elezione del presidente della Repubblica e alla scelta della composizione della Corte Costituzionale». Insomma, ha aggiunto tra gli applausi del pubblico l’ex-premier, «la riforma lo renderà padrone dell’Italia e degli italiani». Ma le riforme, quelle giuste e necessarie alla nazione, ha aggiunto Berlusconi andranno fatte. Infine, l’affondo diretto al «terzo premier non votato», cioè Renzi: «Gli elettori in questi venti anni mi hanno dato più di duecento milioni di voti. Il signor Renzi non si è neppure presentato alle elezioni del Parlamento. L’unico voto che ha avuto sono stati 112 mila voti per diventare sindaco della bellissima città di Firenze». Il leone è tornato a ruggire.