Referendum, ora Alfano s’attacca alla poltrona: «Il no non produrrà le dimissioni»

Aumenta la paura e la poltrona vacilla. Con l’avvicinarsi del referendum del 4 dicembre cresce tra i ministri il timore di una ricaduta negativa sul governo. Il primo a temere il peggio in caso di vittoria del no è Angelino Alfano che in queste ore si fa notare per una particolare apprensione. «Questo governo ha realizzato tante di quelle cose per cui non si può dire che l’eventuale no debba produrre le dimissioni», ha ripetuto in queste ore il ministro dell’Interno, dopo che Matteo Renzi ha trasformato l’esito referendario in una verifica sulla sua persona e sull’esecutivo.

Alfano ha paura: se vince il no, restiamo

«Il referendum – insiste Alfano nel suo tour a favore del – è una parte significativa e importante, ma non è il tutto dell’azione di governo». Lo ha detto a Pescara a margine di un incontro sul referendum aggiungendo che «le cose fatte sono troppe per essere assorbite dal solo eventuale no al referendum». Anche sullo scandalo delle lettere inviate da Renzi agli italiani all’estero per invitarli al foto, Alfano si mostra fedele al capo. «È un’iniziativa assolutamente normale che ha tutta l’istituzionalità che giustifical’intervento di un presidente del Consiglio che promuove il voto. Suscita uno scandalo giusto perché, a volte, la patina di ipocrisia è troppo spessa. C’è troppa ipocrisia». Fiutato il pericolo, anche Renzi spinge l’acceleratore sugli spot e sulle trasferte in agenda, temendo che il fronte del no avrà la meglio sul sì (come dimostrano tutti gli ultimi sondaggi). Il premier, come segretario del Pd naturalmente, lunedì sarà a Brescia all’auditorium Balestrieri per l’ennesimo incontro. Per l’occasione referendaria è uscito dal silenzio anche Pier Ferdinando Casini, tra i più accaniti sostenitori del sì. «Salvini è perfetto nello speculare sulle paure ma qualcuno dovrebbe spiegargli che all’incasso andrà Grillo, non lui», ha detto parlando a Milano a un incontro per il sì.