Radio Maria caccia padre Cavalcoli, ma non è giusto immolarlo. Ecco perché

Fa quasi tenerezza padre Cavalcoli. Quello che ha affermato a Radio Maria su terremoto e castigo divino è talmente enorme che si fatica a giudicarlo secondo i canoni correnti della massmediologia. Ne è totalmente al di fuori, anche perché la categoria della “collera divina”  è anch’essa totalmente al di fuori dalla sensibilità della società moderna, dove non si cerca più un “senso” teologo a catastrofi naturali e disgrazie varie. Per secoli e secoli, anche ben oltre il Medio Evo, era invece normale organizzare processioni per scongiurare pestilenze, guerre e carestie. Non era solo “superstizione”, era anche un modo di dare un significato ultraterreno all’esistenza dei singoli e delle comunità, di collocare la vita umana, la vita di tutti i giorni, in un piano cosmico. Per l’uomo di oggi, appiattito su materialismo, edonismo e scetticismo, tutto ciò non ha senso. E non ha senso per il semplicissimo motivo che la società secolarizzata non cerca alcun “senso”. Eppure, questo bisogno di “significati”, è una esigenza dura a morire. E, laddove questi significati non sono cercati nell’astrologia, nella magia, nel New Age e persino nell’ufologia (“da quando gli uomini non  credono più a Dio -disse Chesterton– non è che non credano più in nulla, credono a tutto”), laddove insomma non è l’irrazionalismo a farla da padrone, le coscienze inquiete si rivolgono ancora alla religione.

L’errore di padre Cavalcoli è stato probabilmente quello di aver scelto il mezzo sbagliato, una radio (anche se si chiama Radio Maria, è pur sempre un mezzo di diffusione di massa), per risvegliare quell’ homo religiosus che sopravvive pur sempre, nella coscienza italiana, sotto strati e strati di scetticismo e secolarismo. In quello che ha detto, non c’è, in fondo, alcunché  di offensivo per le popolazioni colpite dal terremoto. Certo, non sono parole che possono risollevarle. Ma non sono nemmeno quall’oltraggio che il Vaticano ha subito contestato al padre domenicano

Il fatto è che l’attuale  Chiesa  di Bergoglio non è quella più vocata alla valorizzazione di questo tipo di sensibilità. Ma questo è un altro discorso. E non stupisce davvero che Radio Maria abbia deciso di “immolare” il suo scomodo “predicatore”. “Radio Maria ritiene inaccettabile la posizione di Padre Giovanni Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile”. Però sembra davvero una ingiusta punizione. In fondo, la fede è sempre “scandalo” per il mondo. Ed è singolare che, a Radio Maria, non se ne siano ricordati in questa occasione.