Premium e Vivendi, segnali di pace. Il Cav mette mano al futuro di Mediaset

La partita su Mediaset Premium è destinata ad essere ancora lunga ma, con il ritiro della richiesta di sequestro cautelativo delle azioni Vivendi, Berlusconi ha mandato un segnale di pace al mondo di Bolloré. Anche perché la questione della pay tv nei numeri è relativamente piccola (si parla un asset del valore di circa 500 milioni nella media delle stime degli analisti), ma l’acquisizione poi rifiutata da parte dei francesi era l’inizio di un’alleanza strutturale. E Mediaset sta creando le condizioni perché si ricominci dall’inizio.

Berlusconi e l’assorbimento di Mediaset

Secondo quanto ha ricostruito l’Ansa, la scelta di calmare le acque è arrivata direttamente da Silvio Berlusconi, che si è messo in moto per disegnare il futuro di Mediaset trovando il partner per i prossimi anni. Lo scambio azionario paritetico al 3,5% tra capogruppo era infatti il primo passo per un’integrazione sempre più forte tra le due società media, non solo nel campo televisivo. Gli obiettivi di Bolloré in Italia non sono infatti limitati a Mediobanca e Telecom: nel mirino della finanza francese, in diretta concorrenza con quella tedesca, ci sarebbero infatti le assicurazioni, dove oggi c’è maggiore liquidità rispetto alle banche, a partire da Generali. Allora con la vendita di Premium si iniziava un percorso che avrebbe portato al progressivo assorbimento di Mediaset da parte di Vivendi (la cui capitalizzazione di Borsa è ormai quasi dieci volte quella del Biscione), una struttura tipo Exor per gli eredi Berlusconi, le munizioni finanziarie forse anche con Mediolanum per poter essere della partita che si giocherà sul futuro di Trieste. Ma, per i problemi interni di Bolloré in Vivendi, non andò così: la richiesta francese di rivedere le condizioni del contratto furono duramente respinte, Vivendi attaccò mentre Berlusconi si trovava in ospedale, la fiducia tra i due gruppi svanì. Fino alle cause per danni intentate da Mediaset e Fininvest, con richiesta di sequestro cautelativo delle azioni Vivendi che costituiscono il prezzo per Premium che si sarebbe dovuta dibattere mercoledì. Nei giorni scorsi la svolta: Mediaset ritira la richiesta e apre la strada a lunghe trattative, anche perché non ha mai chiesto l’urgenza sulle cause per danni che sono in calendario per marzo. L’ipotesi sequestro aveva fatto infuriare i francesi ed è stata tolta dal campo forse anche guardando alla Borsa: dopo la Brexit il titolo del Biscione ha perso il 42% e dall’emersione del contrasto con Vivendi il 30%, mentre dopo il referendum inglese Vivendi ha guadagnato un 10%. E pochi giorni fa, nonostante le fatiche di Canal Plus, ha pubblicato conti dei primi nove mesi con un utile di oltre un miliardo.