Porto di Napoli, il renziano Esposito manda “sotto” il governo al Senato

Il governo è stato battuto in commissione Trasporti del Senato sul parere per la nomina dell’Autorità portuale di Napoli. A far pendere il piatto della bilancia dalla parte delle opposizioni è stato il senatore del Pd Stefano Esposito, di strettissima osservanza renziana e già assessore ai Trasporti della disciolta giunta Marino a Roma, che ha votato insieme alle minoranze – 8 sì, 8 no, 4 astenuti – mettendo così a rischio la possibilità che il candidato di Renzi, Pietro Spirito, possa ottenere il via libera per insediarsi al vertice dell’Autorità portuale partnopea.

Non passa il nome di Pietro Spirito, ex Atac

A sentire gli espnenti del Pd ma anche della maggioranza parlamentare, alla base della decisione di Esposito vi sarebbero antiche ruggini tra i due formatesi quando Spirito era alla guida dell’Atac, l’azienda romana di trasporto pubblico romana, ed Esposito sedeva in Campidoglio con il ruolo di Assessore al ramo. In un suo recente libro dal titolo molto esplicativo – “Trasportopoli, cronache dall’inferno Atac” – non aveva risparmiato critiche proprio ad Esposito.

Un mese fa Del Rio aveva assicurato: «Tutto ok sul porto di Napoli»

La nomina di Spirito al vertice dell’Autorità portuale, istituzioni fondamentale per l’intero Mezzogiorno, dal momento che quello partenopeo è uno degli scali marittimi più grandi ed importanti d’Europa, sembava cosa fatta. A metà ottobre era stato lo stesso ministro alle Infrastrutture Graziano Del Rio, cui compete l’indicazione in concerto con il governatore della Campania Vincenzo De Luca, a dichiarare che la nomina era solo questione di giorni. Il nome di Spirito era trapelato sui giornali e con il suo anche quello del salernitano Francesco Messineo come segretario generale. Lo aveva assicurato anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, in una diretta telefonica su Radio Kiss Kiss, dopo aver incontrato Delrio: «Mi ha assicurato che per l’Autorità portuale è già pronto il nome. A breve la nomina». Ora, dopo lo strappo di Esposito, somigliano alle ultime parole famose.