Altra rottura nel Pd, Bersani “strappa” da Cuperlo e va in piazza per il No: è il caos

Pier Luigi Bersani rompe gli indugi – almeno così sembra – non attende l’esito della trattativa interna al Pd sulle modifiche all’Italicum e si schiera ufficialmente per il “No”. L’ex segretario del Pd sarà infatti in Sicilia per alcuni appuntamenti dove spiegherà le ragioni del suo No alla riforma. Una decisione che desta il malumore di Gianni Cuperlo e dell’area a lui vicina, e che non viene seguita da diversi parlamentari della minoranza, bersaniani compresi. Ed anche sul tema della Par Condicio il Sì e il No si scontrano, con i due Comitati che lamentano entrambi uno “squilibrio” dell’informazione a vantaggio della parte avversa.

Con lo strappo di Bersani nel Pd il caos è totale

Proprio in queste ore la Commissione del Pd che sta lavorando ad una intesa sulle possibili modifiche all’Italicum sta per stringere: il presidente del partito Matteo Orfini si è detto “ottimista” che già domani si giunga ad un accordo tra la maggioranza interna e la minoranza rappresentata nel gruppo di lavoro da Gianni Cuperlo. Il gesto di Bersani di accettare l’invito ad una serie di appuntamenti per il “no” (il 7 novembre a Palermo, Ragusa e Siracusa), sono dunque un gesto ostile innanzi tutto verso Cuperlo. A giustificare l’accelerazione diversi bersaniani, come Davide Zoggia, hanno espresso sfiducia verso la reale volontà di Matteo Renzi e della maggioranza di giungere ad una intesa. Domani si saprà come stanno le cose visto che ci sarà una riunione decisiva della Commissione. Una sorta di redde rationem. Regna il caos nel Pd. Trovare un filo logico politico è impossibile. Se già da tempo alcuni esponenti bersaniani partecipano ad iniziative per il No (Zoggia, Paolo Corsini, ecc), così come altri parlamentari della sinistra interna, come Walter Tocci, aumenta il numero degli esponenti della minoranza che si schierano per il sì. Per esempio il bersaniano Lodovico Sonego il 4 sarà ad una iniziativa per il Sì assieme a Vannino Chiti, un altro senatore della sinistra interna che già da tempo sostiene la riforma dopo l’accordo del luglio 2015 che ha fatto introdurre l’elezione diretta dei senatori-Consiglieri regionali nel testo. Insomma con quella di Bersani siamo all’ennesima divisione a sinistra, destinata ad avere conseguenze nel Pd dopo il 4 dicembre, qualsiasi sarà l’esito del voto.