Nella pancia di Mosul segrete dell’Isis sotto terra con migliaia di ostaggi civili

Circa mille uomini tenuti dai terroristi islamici dell’Isis in una sorta di prigione sotterranea sono stati liberati dalle forze governative che nei giorni scorsi hanno strappato ai jihadisti territori a sud di Mosul. Lo ha detto Hussam al Abbar, consigliere provinciale di Ninive, di cui Mosul è capoluogo. La scoperta, ha precisato, è stata fatta vicino a Shura, 35 chilometri a sud di Mosul, mentre i soldati di Baghdad vagliavano il terreno alla ricerca di mine lasciate dai jihadisti. «Molti prigionieri -ha sottolineato- sono ex soldati o agenti della polizia». Inoltre si è appreso che venti civili, tra cui diversi bambini, sarebbero stati uccisi e altri 30 feriti in un raid aereo della Coalizione internazionale a guida Usa mentre venivano tenuti come scudi umani in un edificio da miliziani dell’Isis durante l’offensiva delle forze lealiste su Mosul. Lo afferma Mohammad al Jubury, membro del consiglio provinciale di Ninive. Secondo Al Jubury, l’episodio risalirebbe ai giorni scorsi nel villaggio di Safina, vicino alla città di Shura, durante l’avanzata delle truppe di Baghdad. Il consigliere provinciale aggiunge che i civili erano tenuti in un edificio, sopra il quale si erano schierati diversi miliziani dello Stato islamico. «Gli aerei della Coalizione – afferma Al Jubury – sono stati ingannati e hanno bombardato l’edificio senza sapere della presenza dei civili».

A Mosul civili usati come scudi umani dagli islamici

Sebbene sia stato ridotto del 50% rispetto all’apice delle sue conquiste, nell’estate del 2014, il territorio controllato dall’Isis continua ad abbracciare un’area che va dal nord ovest della Siria fino a Mosul ad altre regioni irachene. Lo Stato islamico, inoltre, continua a mostrare grandi capacità di resistenza nelle roccaforti (in particolare a Mosul e a Raqqa), oltre alla capacità di colpire in altre regioni, come ha dimostrato con i micidiali attentati compiuti nella provincia irachena di Salahuddin. La spina dorsale dei territori del Califfato rimane la Valle dell’Eufrate, lungo il nord della Siria, attraversando le città di Raqqa, Deyr Az Zor, entrando nel territorio iracheno al valico di confine di Al Qaim, e arrivando nella provincia occidentale irachena di Al Anbar, fino a circa 200 chilometri a ovest di Baghdad. Più a nord, sempre in Iraq, lo Stato Islamico controlla ancora una parte di Mosul e territori posti a sud e ad ovest di questa città. Più a sud, separata da una fascia di 35 chilometri che è sotto il controllo delle forse governative di Baghdad, i jihadisti controllano ancora una sacca con al centro la città di Hawija e che si estende nei suoi limiti massimi in un’area di 100 per 50 chilometri. In Siria, oltre alla Valle dell’Eufrate, il territorio ancora nelle mani dei miliziani di Abu Bakr Al Baghdadi comprende alcune aree che si estendono verso sud in direzione di Homs e di Damasco, con avamposti che arrivano fino a pochi chilometri dalla capitale.