E ora volano i coltelli tra i democrats Usa: Obama contro Sanders

West Wing versus Left Wing. La Casa Bianca di Barack Obama contro la sinistra di Bernie Sanders. Il New York Times sintetizza così il braccio di ferro in corso nel partito democratico, a caccia di nuovi leader in grado di costruire la rivincita nel 2020. Mai come in queste ore riemergono tra i dem le divisioni e le differenze che hanno caratterizzato le fasi più calde delle primarie, la scorsa primavera, col duello all’ultimo sangue tra Hillary Clinton e Bernie Sanders. E il presidente uscente, forte di una popolarità superiore addirittura a quella che aveva nel 2009, appare sempre più coinvolto. Anche se per ora attraverso i suoi uomini più fidati: da David Simas, consigliere politico, a Valerie Jarrett, suo braccio destro e assistente personale. L’ala liberal del partito negli ultimi giorni non ha usato mezzi termini nell’accusare l’establishment per la disfatta dell’8 novembre, provocata – dicono – dall’aver ignorato la domanda di cambiamento invocata dal movimento nato attorno alla figura di Sanders. Così ora rivendica un ruolo di primo piano nella costruzione del futuro del partito, aspirando a posti chiave come la presidenza del Democratic National Committee.

I democrats cercano un nuovo leader

Esiste già un candidato: Keith Ellison, 53 anni, deputato afroamericano, primo musulmano eletto in Congresso. A sostenerlo sono in molti: non solo Sanders, per cui Ellison ha fatto campagna elettorale, ma anche la senatrice Elizabeth Warren, paladina dell’ala sinistra del partito, e il nuovo leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer. Ma ad ostacolare la candidatura di Ellison – come racconta il New York Times – c’è in prima linea proprio l’inner circle di Obama alla Casa Bianca, preoccupato dalla potenziale ascesa alla presidenza del partito di un uomo considerato divisivo, troppo spostato su una linea progressista, da qualcuno considerata populista e non vincente. Per unire il partito e ricostruire quella fiducia crollata ai minimi dal 1992 meglio una figura amata e carismatica come Joe Biden. Il vice presidente uscente però gela le aspettative di chi negli ultimi giorni ha fatto su di lui un pressing spietato: “Non sono interessato”, ha detto, pur assicurando il suo impegno sulla strada dell’auspicata riscossa. Il candidato numero uno di Obama è Thomas Perez, attuale ministro del Lavoro, 55 anni, di origini ispaniche, figlio di immigrati dominicani con un passato di avvocato per i diritti civili e la difesa dei consumatori. Ma insieme a lui alla Casa Bianca si è visto in questi giorni anche Jennifer Granholm, 57 anni, ex governatrice del Michigan di origini canadesi. Perez e Granholm, due nomi su cui Obama spinge per assicurare al partito un futuro che non degeneri in una deriva come quella che a destra ha visto il trionfo alle urne di Donald Trump.