Nove anni a Cosentino per concorso esterno in associazione camorristica

L’ex sottosegretario del Pdl Nicola Cosentino è stato condannato a nove anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per concorso esterno in associazione camorristica. La sentenza del tribunale di S. Maria Capua Vetere è stata appena letta in aula. Il processo lo vedeva imputato per concorso esterno in associazione camorristica in quanto ritenuto dalla Dda il “referente nazionale del clan dei Casalesi”. In aula erano presenti numerosi parenti di Cosentino, tra cui i due figli gemelli, che hanno sempre assistito alle udienze degli ultimi mesi. Prima che il collegio lasciasse l’aula ci sono state le ultime schermaglie tra l’accusa sostenuta dal pm Alessandro Milita e la difesa dell’imputato rappresentata da Stefano Montone e Agostino De Caro. «Per anni – ha detto durante la replica il sostituto procuratore – Cosentino è stato il rappresentante politico sul territorio casertano e non ha mai detto nulla contro il potere dei Casalesi. Questo è sintomo di mafiosità. Questa è cultura del sospetto», ha controreplicato duramente De Caro.

Il verdetto dei giudici

Il collegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Giampaolo Guglielmo (a latere Rosaria Dello Stritto e Pasquale D’Angelo), ha anche condannato Nicola Cosentino alla interdizione legale per il periodo della condanna e alla misura di sicurezza della libertà vigilata di due anni, da scontare dopo la pena. I giudici hanno escluso inoltre l’ipotesi del riciclaggio, concernente il presunto cambio da parte di Cosentino degli assegni bancari consegnatigli da emissari del clan; l’ipotesi era ricompresa in quella principale di concorso esterno. I magistrati hanno poi ritenuto la sussistenza della colpevolezza dell’ex sottosegretario fino all’8 dicembre 2005, mentre per il pm Alessandro Milita – che durante la requisitoria aveva chiesto 16 anni di carcere – le condotte incriminate sarebbero andate avanti dal 1980 fin quasi ai giorni nostri. Le motivazioni saranno depositate entro il termine di novanta giorni.

Le perplessità della difesa di Cosentino

«È una sentenza che non mi convince. La valuteremo. Sono convinto che Cosentino non abbia commesso il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, aspettiamo le motivazioni». Così l’avvocato Agostino De Caro, uno dei difensori di Nicola Cosentino, dopo la condanna dell’ex sottosegretario ed ex coordinatore del Pdl campano a nove anni di reclusione. Per il pm Alessandro Milita, la sentenza “rende merito al grande lavoro della Dda, sia dei colleghi attualmente in servizio sia da quelli che iniziarono l’inchiesta”. La sentenza, gli hanno chiesto i cronisti, getta un’ombra sulla politica casertana? «È riduttivo dire un’ombra», è stata la risposta del pm. Circa un’ora prima della lettura della sentenza Cosentino ha lasciato l’aula per tornare nell’abitazione di Venafro (Isernia) dove si trova agli arresti domiciliari.