Napoli, prete sfida i clan: via dai muri della Chiesa le scritte pro-camorra

Forse un messaggio di un clan per marcare il territorio. Forse la bravata di qualcuno. Forse un gesto di sfida. Sono in molti a chiedersi chi e perché abbia fatto quelle scritte pro-camorra sui muri della Chiesa di San Paolo, in piazza San Gaetano, proprio nel centro di Napoli.
«Non so che possa significare quella scritta. Spetta ad altri accertarlo. Di certo non mi ha fatto piacere veder imbrattata la facciata della chiesa, ridipinta a settembre scorso», dice Padre Carmine Mazza, rettore della Chiesa di piazza San Gaetano, proprio all’incrocio con San Gregorio Armeno, la via dei pastori.
Dopo aver presentato una denuncia, Don Carmine oggi ha incaricato i tecnici di una impresa edile di cancellare quelle scritte, comparse qualche giorno fa sui muri di contenimento dello scalone che porta alla Chiesa, scritte che facevano riferimento al clan Sibilio, alla cosiddetta “paranza dei bambini“.
Chi ha imbrattato i muri della chiesa? Saranno le forze dell’ordine ad accertarlo. In zona sono attive alcune telecamere che potrebbero aver ripreso la scena. In particolare una potente “speed-dome” comunale denominata “Piazza San Gaetano – 80138 Napoli” (nella foto evidenziata dal circolo rosso) installata su un palo proprio accanto alle scritte vergate sul muro, fra un’orologeria e la canonica, dovrebbe aver ripreso tutta la scena, se, in quel momento, era funzionante. Su quel tipo di telecamera può essere configurata la cosiddetta “ronda” per riprendere, in sequenza, tutta l’area a 360 gradi. Resta da vedere se, appunto, quella telecamera fosse funzionante. Visto anche che a gennaio scorso erano esplose le polemiche dopo che un articolo aveva svelato che molte delle 218 telecamere comunali non erano funzionanti e che si era in attesa di una gara europea, indetta dal Viminale, per sapere chi ne avrebbe preso in carico la manutenzione.
Solo dopo avere identificato i responsabili di quelle scritte sui muri della Chiesa di San Paolo in piazza San Gaetano sarà più facile capire anche il perché di questo gesto che suona come una sfida.
Le ipotesi da parte della gente comune in questi giorni non sono mancate: quella più diffusa è che il clan Sibilio con quelle scritte ha voluto “marcare” il territorio o sfidare in maniera davvero plateale i rivali. Padre Carmine chiede maggiori controlli in una zona che è affollata di turisti, soprattutto in questo periodo dell’anno. I controlli, dice il sacerdote, «dovrebbero essere rafforzati soprattutto di notte. Diverse volte hanno rotto il lucchetto della catena che delimita la piazza. Lo fanno, mi hanno detto, per poter scorazzare liberamente con i motorini». Napoli, di fatto, è dotata di centinaia di telecamere comunali sparpagliate sul territorio e installate grazie ai fondi Pon sicurezza 2000-2006.