Minicar rubata ad Aurora Ramazzotti: scoperto un “giro”, 15 denunciati

25 Nov 2016 17:22 - di Redazione

Un’auto rubata ad Aurora Ramazzotti, figlia di Eros, ha fatto scoprire un “giro” di veicoli rubati. Venivano contraffatti e poi rivenduti in tutta Italia. Quindici persone sono state denunciate per i reati di riciclaggio, ricettazione, truffa, uso di atti falsi, distruzione di atti veri. Coinvolti anche un autosalone di Milano e un’agenzia di pratiche auto dell’Hinterland milanese.

La vettura di Aurora Ramazzotti era una minicar

La vettura da cui è scaturita l’indagine, è una minicar francese. I ladri l’avevano rubata davanti al liceo mentre Aurora Ramazzotti – oggi 19enne – era a lezione in aula. Qualche mese dopo il furto, grazie alla segnalazione fatta alla Polstrada da un importatore di Piacenza, gli agenti hanno ritrovato la vettura. Ma nel frattempo era stata reimmatricolata con un nuovo numero di targa e telaio, e rivenduta. Da lì è partita l’inchiesta. Alla base c’era una procedura collaudata che la polizia ha scoperto che era stata fatta su altre auto, 15 in tutto, rubate e poi “ripulite” con un nuovo numero di telaio e documenti falsi.

Gli sviluppi dell’indagine

Durante lo sviluppo dell’indagine sulla minicar di Aurora Ramazzotti, la Procura ha emesso decreti di perquisizione e sequestro. Sono stati eseguiti, anche in uffici pubblici, a Milano, Roma, Napoli, L’Aquila, Reggio Calabria. I veicoli di provenienza illecita erano stati immatricolati con la presentazione di documentazione contraffatta. Il funzionario della motorizzazione di Milano che trattava la pratica, indotto in errore dalla documentazione apparentemente genuina, aveva immatricolato il veicolo e consegnato la targa e il certificato di circolazione. L’agenzia automobilistica – spiega la Polizia Stradale – curava le pratiche di immatricolazione utilizzando documenti falsi, mentre la concessionaria, tramite i suoi canali di vendita, diretti presso la sua sede, e tramite portali del settore in internet, commercializzava questi veicoli carpendo la buona fede degli acquirenti.

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