Meloni al vetriolo contro Renzi: «Io non sono un Alfano qualunque. E lei è un bugiardo»

«Non sono un Alfano qualunque». Il duello “rusticano” che tutti aspettavamo. “A Porta a Porta” il confronto tra il premier Renzi e Giorgia Meloni, ospite per il fronte del No a Referendum insime a Giovanni Toti , ha mantenuto quel che prometteva: scintille. Con un Renzi che fa la cosa che sa far melio, ossia non rispondere nel merito attaccando, e un’asse Meloni-Toti che ha evidenziato tutte le contraddizioni di una riforma costituzionale che non semplifica affatto il quadro istituzionale, tutt’altro. Il premier inizia dicendo che “la Meloni è stata eletta con il Porcellum” ma viene interrotto dalla leader di Fdi che subito controbatte: “Io ho presentato emendamenti alla legge elettorale, è vero o no che l’Italicum ha le liste bloccate?”. Il leader del Pd replica subito: “Non è vero, non ci sono, ci sono i collegi dove si può dare la preferenza”. La presidente di Fratelli d’Italia non ci sta e subito controbatte: “Lei è un bugiardo, sono scioccata, povera Italia“. Il capo del governo allora riprende la parola e aggiunge: “Lei è stata eletta con il Porcellum in liste bloccate fatte da Verdini”. “Io – risponde Meloni – me ne sono andata dal Pdl e ho fondato un partito a 40 giorni dalle elezioni, ora Verdini ce l’ha lei e governa con lei”. Ad interrompere il botta e risposta ci pensa il “pompiere” Bruno Vespa che ricorda alla Meloni di aver terminato il suo tempo a disposizione.

Meloni: “Lei governa con i voltagabbana”

riprende il duello. A prioposito di bugie, si entra nella più grande balla raccontata agli italiani, la situazione economica. Ancora mezze verità da parte del premier: “Il debito pubblico segna meno 43 miliardi ad agosto e settembre, sono dati della ragioneria generale dello Stato. Sono allergici alla realtà come allergica alla realtà è Meloni quando dice le bugie. E’ impressionante il tentativo di non entrare nel merito”. Lo dice proprio lui, il premier  Renzi alla presidente di Fdi Giorgia Meloni. Tenta un affondo ancora Renzi. «Può succedere che un parlamentare cambi casacca, se si gira alla sua destra ne trova uno”, afferma il presidente del Consiglio, facendo riferimento all’ex Dem Alfredo D’Attorre. “Lei governa con i voltagabbana”, attacca Meloni. “Io facevo il sindaco quando lei votava la fiducia al governo in cui c’era il ministro Lorenzin”, replica Renzi. “Io non sono un Alfano qualunque, perciò votavo la fiducia al governo, perché non sono un parlamentare voltagabbana”, dice ancora la leader di Fdi. “Può buttarla in rissa quanto vuole ma il punto del 4 dicembre è che tanti elettori sceglieranno il Sì nel merito”. 

“Su dopo voto, perché Renzi non risponde”

Poi si apre il sipario si apre sul tema del ‘dopo’. Il centrodestra incalza. Renzi resterebbe anche se la riforma venisse bocciata o si dimetterebbe? “Io voglio parlare del quesito referendario. Se vince il No, la decidiamo il 5 dicembre”, replica il premier. E l’ipotesi di andare al voto anticipato entro l’estate 2017? “Il giorno in cui si va a votare lo decide il Presidente della Repubblica sulla base delle decisioni del Parlamento”, risponde Renzi dando una non risposta e rifugiandosi in corner. . Ma gli avversari incalzano: “Se vince il No finisce la legislatura”, dice il presidente della Liguria Toti. E la leader di Fdi Meloni: “Dobbiamo ridare la sovranità ai cittadini. Perché non risponde?”. “E’ una riflessione che può essere condivisibile ma il 4 dicembre non si vota su di me”, non si smuove il premier. Renzi, che al suo fianco ha come “scudieri” il ministro di Ncd Beatrice Lorenzin e il sindaco di Verona Flavio Tosi.