Lo sciopero delle forbici contro Melania. Quando la bellezza fa invidia

Il titolo è un po’ hard, anche se edulcorato dal latinorum, “Melania e l’odium ficae”, ma la notizia commentata sul Foglio da Pietrangelo Buttafuoco è vera. E fa sorridere. I grandi della moda, il fashion system per dirla all’americana, si rifiutano di vestire lady Trump: la moglie del presidente Usa dovrà rinunciare alle griffe degli stilisti più gettonati. 

Melania va punita

Gli obiettori di coscienza, moralisti e politicamente corretti, incrociano le forbici perché – spiegano – «non vogliono avere un ruolo nella normalizzazione dei coniugi Trump». Le imperdonabili colpe del marito, pericoloso “xenofobo e dittatore”, non possono non ricadere su Melania che deve essere ricondotta sulla retta via.  Diane von Furstenberg  si è presa la briga di scrivere al prestigioso Council of Fashion Designers of America, di cui è presidente, per catechizzare i 500 membri: «Come possiamo contribuire alla vigilia di questa nuova èra?». Semplice, mandando in giro per il mondo la Venere slovena senza veli o vestita di stracci. Nell’elenco degli anti-trumpisti non manca la francese Sophie Theallet, creatrice degli abiti di Michelle Obama, che prima ancora delle presidenziali, aveva annunciato che non avrebbe mai contribuito al guardaroba di Melania. Humberto Leon, direttore creativo di Kenzo, non si sottrae alla campagna moralizzatrice: «Nessuno dovrebbe vestirla, e se compra i tuoi vestiti dovresti dire alla gente che tu non sei d’accordo». Insomma una moderna e “democraticissima” apartheid del pianeta moda contro la signora Trump. Certo, era meno impegnativo avvolgere le rotondità di Hillary Clinton mentre la bellezza statuaria dell’ex modella fa paura. Melania, però, si legge sui social italiani, sarebbe elegantissima anche se si vestisse da Oviesse.