La storia del Msi come base per far ripartire la destra italiana

La destra italiana è arrivata, purtroppo, ad un punto in cui deve decidere dove vuole andare, che tipo di strada percorrere e come fare per ritornare ad essere competitiva. Per fare ciò, sarebbe opportuno che ogni iscritto, prima di proporre cambiamenti radicali, si fermasse il tempo necessario per conoscere tutta la storia di questo movimento, dalla nascita ad oggi. Solo in quel modo si potrebbero “scoprire” i veri ideali per cui è nato il Msi.

In occasione del settantesimo anniversario della nascita del Msi, la fondazione Alleanza Nazionale ha organizzato, a Roma, una mostra celebrativa degli anni di vita del movimento. Chi visita la mostra, ne ripercorre la storia e riscopre lo spirito, la grinta, gli obiettivi, l’essenza, gli ideali e soprattutto il modo in cui si viveva la politica con la sua militanza e ciò porta a comprendere cosa è stato sbagliando negli anni e cosa c’è ancora da fare per migliorare, soprattutto per recuperare i consensi persi per strada nel tempo.

Bisogna anche ricordare che senza i 49 anni di storia della fiamma missina (anni in cui tra tante difficoltà: ideologismi contrastanti all’interno del movimento stesso – con la conseguente scissione in altri partiti -, la marginalizzazione da parte delle altre forze politiche e, negli anni 70/80, anche la violenza subita da parte degli avversari), non ci sarebbe stata la nuova epoca della destra italiana, caratterizzata nel ’95 con la nascita di Alleanza Nazionale. Oggi però, il partito che ha avuto in eredità il compito ed il dovere di far ritornare la destra ad essere competitiva (per riscuotere consensi tra tutti gli elettori), è Fratelli d’Italia. Una logica dettata dalla storia, dagli ideali che si rispecchiano per lo più in quelli del Msi e dal fatto che la maggior parte dei militanti e tesserati a questo partito siano stati precedentemente dei missini o degli iscritti in Alleanza Nazionale.

Come la storia insegna, creare alleanze o coalizioni solo per la volontà di ritornare a governare, non ha più senso perché si rischierebbe di annoiare l’elettorato – proponendo sempre la stessa minestra riscaldata -, soprattutto si rischierebbero rotture nel giro di poco tempo (come succede ormai da anni), cercando il capro espiatorio tra gli alleati della coalizione, per colpevolizzarlo senza invece fare un attento esame di coscienza per cercare la causa che ha portato alla spaccatura. Un esempio lampante (in ordine cronologico) si può averlo con le dichiarazioni fatte il 12 novembre c.a., da Stefano Parisi durante una convention tenutasi a Padova. L’ex candidato sindaco di Milano affermava che loro (Forza Italia) “non sono quella roba lì di Firenze”. Con queste parole, prende chiaramente le distanze dai leader di Fratelli d’Italia e Lega che, contemporaneamente, stavano manifestando nel capoluogo toscano in occasione della campagna referendaria a favore del no. Detto ciò, i dirigenti di Fratelli d’Italia per risollevare le sorti del partito e riaccendere gli animi, devono avere un programma che guardi al futuro con l’ambizione di ricostruire una chiara e reale alternativa al sistema della partitocrazia. L’altro passo da compiere, di rilevante importanza, consiste nel ritornare a creare e investire nelle sezioni in cui un tempo ci si poteva confrontare, per crescere e per potersi relazionare, con gli altri militanti di tutte le età. Quelle sezioni, per chi ci credeva e per chi nutriva interesse per la politica, diventavano una seconda famiglia, oggi invece si tende a centralizzare troppo, perdendo conseguentemente consensi molto importanti in ogni sezione.

Occorre anche ritornare a manifestare, fare presidi e picchetti come forma di protesta, ritornare insomma alla militanza da strada contro le avversità politiche e le critiche disfattiste. D’altronde, l’eredità che si porta sulle spalle Fratelli d’Italia è frutto di persone che dovettero attraversare anni bui (70-80) che sono stati caratterizzati da una sanguinosa violenza dettata dal terrorismo politico. Fortunatamente quei periodi sono stati superati e si è arrivati a un confronto politico serrato, apparentemente più civile ma purtroppo meno maturo, dettato solamente dalla voglia di potere governare, nient’altro. Per questo motivo gli iscritti a Fratelli d’Italia devono lavorare incessantemente per dimostrare agli elettori che non sono solamente facenti parte di un partito nato per manifestare contro qualsiasi cosa venga proposta dal governo, ma che vogliono lavorare per cambiare questo sistema che è corrotto, marcio e che mira solamente a schiavizzare il popolo italiano.