In Ohio ha agito un lupo solitario ossessionato dal rispetto per i musulmani (video)

«C’è un ragazzo a terra»: anche risentirlo a 24 ore di distanza, l’audio dell’allarme lanciato alla polizia per l’aggressione all’Università dell’Ohio, mette ancora i brividi. Per non parlare del modus agendi di Abdul Razak Artan, lo studente somalo ritenuto il responsabile dell’attacco al campus dell’università a Columbus, in Ohio: l’assalitore ha agito da solo. Scuro in volto e senza pronunciare una parola. Le videocamere dell’università lo hanno ripreso mentre arriva al campus in auto da solo, pensieroso e pronto a compiere una strage. Secondo alcuni testimoni, durante il suo breve assalto sarebbe rimasto freddamente in silenzio. Solo e in silenzio, prima di essere colpito da un giovane poliziotto in servizio all’università. Undici i feriti, alcuni in modo grave, tra studenti, docenti e staff, è il bilancio dell’assalto. 

Ohio, un assalto freddo, silente e spietato

L’azione dell’assalitore al campus è durata pochissimo: un minuto, il tempo che un agente intervenuto tempestivamente lo neutralizzasse con la sua pistola. Ma l’allarme è durato più di qualche ora, dopo che l’università – che ha 60.000 iscritti – ha diffuso via twitter un allarme per uno «sparatore attivo» dentro il college, invitando i presenti a fuggire. A nascondersi. A lottare. Sono seguite scene di panico, con gli studenti che correvano e urlavano. Ingente lo schieramento di polizia, ambulanze e vigili del fuoco, con le forze speciali in azione per setacciare tutti gli edifici nel timore di un complice nascosto. Ma dopo il controllo di un garage-parcheggio, l’allarme è stato revocato e tutti gli studenti, con i loro famigliari e amici, hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. Il governatore dell’Ohio, John Kasic, ha elogiato l’operato delle forze dell’ordine, che a suo avviso hanno evitato un bilancio peggiore. 

L’ossessione del rispetto per i musulmani

Un “lupo solitario”, insomma, spietato e determinato a uccidere, decisamente risoluto nel ferire gravemente, a qualunque costo e con qualunque mezzo, una decina di persone, colpite  con la sua auto e con un coltello nel campus universitario. Abdul Razak Artan, lo studente somalo sospettato dell’attacco al campus universitario di Columbus aveva espresso recentemente preoccupazione per il trattamento riservato ai musulmani. Lo scorso agosto, per esempio, si apprende da quanto trapela dalla indagini, in un articolo del giornale studentesco The Lantern che porta il suo nome, l’autore professava la sua fede islamica e si lamentava per l’assenza nel campus di una sala di preghiera per i musulmani. Presentandosi come uno studente del terzo anno di logistica, inoltre, diceva di essere preoccupato per il modo in cui gli altri potevano percepirlo, lamentandosi della “falsa” immagine che i media danno dei musulmani. Un’immagine che, va detto, lui stesso ha contribuito a rinverdire nel segno del ritorno dell’incubo terrorismo islamico… In questo senso, appare fortemente indicativo per gli investigatori Usa al lavoro sull’assalto di ieri, un video di propaganda dell’Isis, pubblicato due giorni fa, in aggiunta ai soliti appelli-proclama ai lupi solitari per attacchi in Usa, Francia o Russia, che conteneva espliciti richiami all’uso di «armi facili» per compiere attentati. Tra queste soprattutto il coltello – suggerimento che conteneva anche una lezione su «come sgozzare un miscredente» – auto contro la folla ed esplosivi fai da te, realizzati con ingredienti di facile reperibilità.

L’incubo del terrorismo islamico 

E allora, secondo le autorità l’assalitore si chiamava Abdul Artan ed era uno studente della stessa università. Lasciato il suo Paese con la famiglia nel 2007 come rifugiato, avrebbe vissuto in Pakistan prima di sbarcare negli Usa nel 2014 come residente permanente. Per ora non sono emersi collegamenti con gruppi estremisti, ma gli inquirenti non escludono l’ipotesi di un atto di terrorismo. «Penso che dovremo studiare questa possibilità», ha spiegato il capo della polizia locale, ricordando che quest’anno un uomo aveva già messo in atto un attacco col coltello nella stessa città. C’è poi un altro precedente recente, quello di Dahir Adan, 22 anni, un americano di origine somala “radicalizzatosi”, che lo scorso 19 settembre ha accoltellato nove persone in un centro commerciale di St. Cloud, in Minnesota, invocando Allah e chiedendo ad almeno una delle sue vittime se era musulmano, prima di essere ucciso da un agente fuori servizio. L’attacco era stato poi rivendicato dall’Isis. Per questo ora indaga anche l’Fbi.