Il realismo del Papa sui migranti. Gasparri: Renzi ascolti l’invito alla prudenza

Anche il Papa si è accorto che stanno entrando troppi immigrati in Italia e in Europa, e invita al realismo e alla prudenza con parole ovviamente molto felpate vista la sua autorevolezza rispetto al nostro dibattito quotidiano”. Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri, chiedendosi se Renzi abbia ascoltato le parole del Pontefice, “i cui interventi e le cui iniziative umanitarie sono stati spesso strumentalizzati da politici sprovveduti”. Secondo Gasparri “il realismo di Bergoglio dovrebbe indurre Renzi e il governo a smetterla con questo trasporto continuo di clandestini, a maggior ragione in un momento in cui sono centinaia di migliaia gli italiani a vivere un’autentica tragedia e meritano tutto il nostro supporto”.

Così papa Francesco aveva parlato del fenomeno dei migranti durante il volo che dalla Svezia lo riportava a Roma: “Non dobbiamo spaventarci per i migranti perché l’Europa è stata fatta da una continua integrazione di culture”. “Se la Svezia ha perso la sua capacità di accoglienza” non è “per egoismo”, e serve “prudenza” nella accoglienza, per poter dare “casa, lavoro, cultura” a tutti. “Non si può chiudere il cuore a un rifugiato”, se si chiude, “alla lunga si paga, si paga politicamente”. “Il più cattivo consigliere per i paesi che tendono a chiudere le frontiere è la paura, e il miglior consigliere è la prudenza”. Il Papa si è messo nei panni degli svedesi, per capire quali sono le loro difficoltà ad accogliere, per cui da Paese molto aperto – che dalla rivoluzione industriale fino ai giorni nostri accoglie e integra molti immigrati, tra cui quasi tutti i cattolici che ci vivono – si trovi ad aver bloccato le frontiere. “Prima di tutto io come argentino e sudamericano – ha esordito – ringrazio tanto la Svezia per questa accoglienza, perché tanti argentini, cileni, uruguaiani, al tempo delle dittature militari sono stati accolti nella Svezia che ha una lunga tradizione di accoglienza, ma – ha aggiunto – non può soltanto ricevere ma integrare, cercare subito casa, scuola, lavoro, integrare in un popolo”. Ha ricordato che su circa nove milioni di svedesi, “850mila sarebbero nuovi svedesi, cioè migranti o rifugiati o loro figli”. E infine: quando un migrante o rifugiato non è integrato, c’è il pericolo che “si ghettizza, entra nel ghetto, è una cultura che non si sviluppa in rapporto con l’altra cultura…”.