I neri abbandonano Hillary. E Obama la affonda: ha fatto un’ingenuità

2 Nov 2016 17:22 - di Paolo Lami

Arriva l’ennesimo dispiacere per Hillary Clinton abbandonata dai neri, secondo quanto emerge da un’analisi dei dati del voto anticipato per corrispondenza nei cosiddetti “swing states“, gli stati chiave che saranno determinanti per scegliere il prossimo presidente americano.
L’affluenza tra la comunità afroamericana, fa notare il New York Times, è scesa di parecchio rispetto a quattro anni fa, arrivando a registrare addirittura un meno 16 per cento in North Carolina e un meno 10 per cento in Florida.
E i motivi di questo calo, secondo il prestigioso Nyt, sembrano essere tanto politici che logistici e sono dovuti sia al minore entusiasmo degli elettori che ad impedimenti sulle procedure di voto.
Una brutta botta per la Clinton in una settimana che le sta riservando un problema dopo l’altro. E a peggiorare gli umori di Hillary ecco lo scivolone di Obama che nel tentativo di soccorrere la candidata democratica in affanno soprattutto per le indagini riaperte dall’Fbi entra a gamba tesa nello scontro elettorale e finisce per ammettere che la donna è un’ingenua: Hillary Clinton, «ha commesso un errore ingenuo» nell’usare un server privato per la posta elettronica. «E questo è un errore che è stato ingigantito in maniera esagerata», aggiunge Obama cercando di mettere una pezza a colori sulla sua precedente affermazione. La domanda è quindi semplice: un’ingenua può fare il presidente degli Stati Uniti d’America?
«Le email di Clinton sono diventate una controversia politica. Io la conosco e credo in lei», dice ancora Obama in una serie di interviste rilasciate prima di riprendere il tour elettorale per la candidata democratica, che oggi lo porterà in North Carolina e Florida.
«L’Fbi ha già detto in precedenza che lei ha commesso degli errori, ma anche che non c’è niente di perseguibile», si spinge a dire il presidente uscente. E resosi forse conto di aver derogato dal suo ruolo di super partes, sostiene di aver fatto uno «sforzo deliberato» nel ruolo di presidente per «non interferire in quello che deve essere un processo indipendente».
Salvo poi tirare una stocca direttamente all’Fbi: «penso che ci sia una regola secondo cui quando ci sono indagini non dobbiamo agire sulla base di insinuazioni, di informazioni incomplete e sulla base di fughe di notizie. Dobbiamo agire sulla base delle decisioni che vengono prese».
Naturalmente ce ne è anche per Trump. «Anche se non si vota sul mio nome – avverte Obama rivolto agli indecisi mettendoli in guardia da una possibile elezione del tycoon alla Casa Bianca – è in gioco la nostra eredità. E non possiamo darla per scontata. Non possiamo risolvere tutto in otto anni ma ciò non significa che le cose non possano andare peggio».
«Se veramente avete a cuore la mia presidenza e quello che abbiamo fatto in questi otto anni – supplica Obama – votate. E, se non hanno ancora votato, dite a vostra madre, ai vostri nipoti ai vostri cugini di votare. Chiamateli e ditegli che il presidente e Michelle glielo chiedono personalmente».
«Se Donald Trump vince – aggiunge Barack Obama facendo appello alla paura – ecco cosa accadrà immediatamente: lavoreranno con il Congresso repubblicano per varare subito tagli delle tasse per gli americani più ricchi. Lavoreranno immediatamente per tagliare fuori milioni di persone e famiglie disagiate dal Medicaid, e improvvisamente la gente non avrà più un’assistenza sanitaria. E poi subito cominceranno a tagliare i sussidi per gli studenti che devono pagare il college. E immediatamente rovesceranno la riforma sanitaria. E – conclude Obama con una battuta – demoliranno l’orto di Michelle alla Casa Bianca». La speranza dei democratici è che l’appello ai sentimenti funzioni. Più di quanto abbia funzionato, fino ad ora, la Clinton.

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