Un gruppo di bambini porta in tribunale Obama e le società energetiche

Un gruppo di bambini e ragazzi di una ong ambientalista porta Obama in tribunale. Il gruppo si è visto riconoscere da una Corte federale il diritto a fare causa al governo di Washington per violazione dei diritti costituzionali alla vita e alla libertà, a causa dell’utilizzo delle fonti di energia fossili. La causa è stata presentata nel settembre 2015 da ventuno bambini e ragazzi dai 9 ai 20 anni, appartenenti all’Ong Our Children’s Trust. I destinatari del ricorso sono il presidente Obama, l’industria energetica e varie agenzie federali.

Bambini contro Obama

I giovanissimi ricorrenti contestano a Obama e alle società energetiche di continuare a puntare sulle fonti fossili come carbone, petrolio e gas, che inquinano e generano gas serra, mettendo a rischio la vita e la salute dei cittadini e delle generazioni future. Gli avvocati di Obama e delle agenzie federali si sono opposti per varie ragioni: alcuni negando che minori avessero diritto di fare causa allo Stato, altri sostenendo che il riscaldamento globale non è provocato dall’uomo. Il giudice della Corte federale dell’Oregon, Ann Aiken, ha invece riconosciuto ai giovani ambientalisti il diritto di fare causa al governo: «L’azione è di un genere differente rispetto al tipico caso ambientalista – ha scritto nella sua sentenza – Essa sostiene che le azioni o non azioni dei convenuti, che violino o no qualsiasi specifico dovere di legge, abbiano così profondamente danneggiato il nostro pianeta da minacciare i diritti costituzionali fondamentali dei ricorrenti alla vita e alla libertà. Le Corti federali troppo spesso sono state caute ed eccessivamente deferenti nel campo delle norme ambientali, e il mondo ha sofferto per questo».

A guidare la protesta un cantante rap di 16 anni

Il leader del gruppo di giovanissimi ricorrenti è un nativo americano, Xiuhtezcatl Martinez, che ha soli 16 anni è già direttore dell’ong ambientalista Earth Guardians, nonché cantante rap. «La mia generazione sta riscrivendo la storia – ha detto dopo la sentenza – Noi stiamo facendo quello che così tanta gente ci aveva detto che non era in grado di fare: ritenere i nostri leader responsabili per le loro azioni disastrose e pericolose. Io e gli altri ricorrenti stiamo domandando giustizia per la nostra generazione e per tutte quelle future».