Gli sconfitti vogliono il riconteggio. Trump: «È ora di sanare le divisioni» (video)

Gli sconfitti proprio non ci stanno, E non ci vogliono stare. I candidati da loro sostenuti hanno perso e Trump e il suo establishment hanno conquistato la Casa Bianca affermandosi in maniera netta e inequivocabile. Eppure, dopo essere scesi in piazza da Chicago a New York, e aver sfogato la loro frustrazione elettorale, ancora non sono paghi: la nuova rivendicazione punta al riconteggio dei voti registrati negli Stati chiave. Con buona pace della tanto decantata democrazia a stelle e strisce e dei suoi rinnegati sostenitori… 

L’ultima protesta post elettorale invoca il riconteggio

A detta dell’ultima protesta post elettorale, gli elettori delusi dal verdetto delle urne proprio non ce la fanno ad accettare il responso che il Paese ha decretato e così, facendo appello alle ultime possibilità in campo – o meglio: raschiando letteralmente il fondo del barile – invocano a sostegno delle loro sterile recriminazioni i termini per il riconteggio dei voti nell’elezione per il presidente degli Stati Uniti. Una causa (a nostro giudizio persa) che un certo numero di esperti sta provando a sostenere anche lanciando un appello ad Hillary Clinton, proprio mentre risulta che la candidata democratica sconfitta da Donald Trump abbia superato i due milioni di preferenze nel voto popolare. Tra i vari sostenitori della nuova crociata post elettorale, allora, figura anche J. Alex Halderman, esperto informatico che dirige il Centro per la sicurezza informatica dell’Università del Michigan, che avrebbe notato come alcune delle macchine utilizzate per il voto elettronico «presentino seri problemi in termini di cybersicurezza» che le espone quindi al rischio dell’intrusione di Hacker e che pur non essendoci al momento prove dell’opera di pirati informatici sulle macchine in stati chiave che sono stati attribuiti a Trump, a suo avviso sarebbe necessaria una verifica per assicurarsi che non sia davvero così.

Un tentativo a dir poco “disperato”…

Un tentativo a dir poco disperato sostenuto in queste ore anche da John Bonifaz, avvocato specializzato in diritto di voto: entrambi individuano come «a rischio», dunque, i risultati conseguiti in Wisconsin, Michigan e Pennsylvania, guarda caso proprio quelli che avrebbero determinato la sconfitta della ex segretario di Stato emergendo invece come a favore di Donald Trump. Timori cui ha deciso di dar voce un gruppo di esperti ed attivisti, chiedendo alle autorità competenti di considerare seriamente la possibilità di un riconteggio. Una eventualità evidentemente poco considerata probabilmente perfino dalla stessa Hillary: al momento, infatti, non trapela nessuna reazione ufficiale dal fronte Clinton, comunque sicuramente lusingato dalla campagna lanciata da un sito Internet per una raccolta fondi necessaria a presentare la richiesta di riconteggio. Una strada difficile da percorrere però questa, visto che la cifra necessaria è pari a due milioni di dollari, da raccogliere entro il pomeriggio di venerdì: e al momento le donazioni risultano pari a zero. 

L’appello di Trump: «Dobbiamo sanare le nostre divisioni»

Nel frattempo, da parte sua, il presidente neo eletto raccoglie silenziosamente la notizia dell’ennesima fronda organizzata a spron battuto contro di lui e la sua elezione, e invita la cittadinanza tutta – sia chi lo ha votato che chi non lo ha fatto – «ad andare avanti come un solo Paese». E nel video messaggio rivolto agli americani per la festa del Ringraziamento, attraverso «propositi condivisi e decisioni comuni» rinnova l’esortazione a «sanare le divisioni». «Abbiamo appena chiuso una campagna elettorale lunga e faticosa – ha infatti ribadito Trump – e le tensioni sfortunatamente non terminano in una notte. Ma la campagna elettorale è finita, e ora comincia una campagna nazionale per ricostruire il nostro Paese e rispettare la promessa di un’America che funzioni per tutti. Chiedo a tutti di unirsi a me in questo sforzo». Il presidente eletto cita quindi Lincoln, che – ricorda il tycoon – chiese ai cittadini americani «di parlare con una sola voce e con un solo cuore. Questo è quello che dobbiamo fare». E per questo – ha quondi concluso il nuovo inquilino della Casa Bianca – «la mia preghiera in questo Thanksgiving è che cominciamo a sanare – una volta per tutte – le nostre divisioni»…