Svelato il giallo del cadavere del container: è una ragazza di 19 anni

È stato identificato il cadavere trovato il 25 ottobre in un container in disuso nell’area dello scalo merci della stazione ferroviaria di Santarcangelo di Romagna (Rimini). Si tratta di Mariapia Galanti, 19 anni, di Misano Adriatico. I genitori sono stati avvertiti due giorni fa e la notizia era trapelata già mercoledì ma per esigenze investigative è stato mantenuto il riserbo fino ad ora. La ragazza trovata nel container, della quale si è occupata anche la trasmissione Chi l’ha visto si era fatta sentire telefonicamente dalla mamma lo scorso 4 settembre per dire che stava bene, poi più nulla, tanto che il 16 settembre il genitore ha denunciato la scomparsa della figlia ai carabinieri di Misano. La procura (il sostituto Paolo Gengarelli), la pg e la squadra mobile della questura di Rimini non hanno più dubbi, quello che rimaneva, a circa un mese e mezzo dalla morte, di quel corpo senza volto apparteneva a Mary, come si faceva chiamare dagli amici.

La ragazza trovata nel container, le indagini

Arrivare all’identificazione della 19enne, è stato un lavoro degno di una Csi italiana. La scientifica del gabinetto regionale di Bologna, in aiuto dei colleghi di Rimini, è riuscita estrapolare le impronte digitali, dai resti ritrovati. Le impronte inserite nel sistema Afis, hanno portato all’identificazione di Mary che era stata già fotosegnalata durante un controllo di polizia e carabinieri. I tamponi, con i prelievi effettuati ai genitori per l’identificazione del Dna e inviati al centro della scientifica di Roma, daranno, una volta pronti, la certezza assoluta. La ragazza, giovane problematica allontana da casa perché maltrattava genitori e sorelline, aveva problemi di tossicodipendenza, fumava eroina e secondo alcuni frequentava ragazzi magrebini.

La giovane aveva rifiutato un ricovero

Secondo le indagini proprio uno di questi amici (che all’indomani del ritrovamento aveva riconosciuto le scarpe e l’anellino che lui stesso aveva regalato alla ragazza) ha raccontato di averla accompagnata in ospedale a Rimini l’1 settembre. E il 30 agosto la ragazza era stata identificata dai carabinieri durante un controllo in un hotel abbandonato e rifugio per sbandati. Il 3 settembre, infine, un testimone, giudice di pace a Rimini, l’aveva vista in via Tripoli e aveva chiamato il 118. Ma lei aveva rifiutato il ricovero, dopodiché le sue tracce si erano perse.