La geopolitica di Putin: adesso lo zar prova a coinvolgere il Giappone

Quando, a dicembre, il presidente Vladimir Putin visiterà Tokyo, la domanda comincerà ad avere una risposta. Sia la cancelliera Angela Merkel sia il neoeletto Presidente degli Stati Uniti seguiranno l’incontro non solo con interesse, ma anche con sospetto. Agli occhi del primo ministro giapponese, Shinzo Abe, questa potrebbe essere una occasione tanto storica quanto strategica, si legge su “la Stampa“.

Tokio vuole rapporto con Mosca

Fin dal 1945, l’annessione da parte dell’Unione Sovietica, negli ultimi giorni della guerra, di quattro isole giapponesi della catena delle Curili, appena al largo della costa dell’isola settentrionale di Hokkaido, rappresenta un punto dolente. Eppure, con la Cina che in Asia suscita infinite preoccupazioni al Giappone, è altamente allettante l’occasione di controbilanciare i cinesi grazie a un rapporto più stretto con la Russia. Cosi a Tokyo si rincorrono le speculazioni sul possibile accordo che potrebbe essere sul tavolo a dicem bre: un aumento di investimenti giapponesi nel settore dell’energia e delle infrastrutture nell’Estremo Oriente russo in cambio della restituzione di almeno due delle quattro isole. La domanda per la cancelliera Merkel e per il nuovo presidente degli Stati Uniti, tuttavia, sarà quanto questo inciderebbe sul coinvolgimento giapponese nelle sanzioni occidentali imposte alla Russia per le sue azioni in Ucraina.

Resta il nodo delle sanzioni anti-Putin

Non fosse per le sanzioni, gli americani e i tedeschi accoglierebbero bene, o almeno tollererebbero, un riavvicinamento giapponese alla Russia. Ma qualsiasi violazione o indebolimento delle sanzioni da parte del Giappone sarebbe considerato un prezzo troppo alto da pagare. L’atteggiamento dei mnzionari e degli uomini d’affari giapponesi verso la Russia è più o meno lo stesso che nella loro percezione gli europei hanno nei confronti della Cina. Proprio come gli europei vedono la Cina principalmente come un’opportunità economica e non la temono come una minaccia militare, così i giapponesi vedono la Russia. A loro, l’offensiva della Russia in Ucraina e in Siria sembra lontana e ininfluente. La dipendenza del Giappone dal nucleare per il 30% della sua produzione di energia elettrica significa che il Paese ha bisogno di nuove fonti di rifornimento. L’incidente nucleare di Fukushima Daichi nel 2011 implica che solo alcune delle centrali nucleari del Paese saranno rimesse in funzione, e probabilmente non ne saranno costruite di nuove. Il gas naturale liquido messo a disposizione dalla Russia è un’alternativa interessante. Le imprese giapponesi da tempo investono in progetti per l’estrazione di gas sull’isola di Sakhalin, a Nord delle Curili, ma ciò che è in discussione oggi è su una scala molto più ampia. La Russia, con la sua economia malmessa per via dei bassi prezzi del petrolio e del gas, ha urgente bisogno della spinta propulsiva che un aumento degli investimenti giapponesi potrebbe portare.