Genova, gli anarchici rivendicano il rogo all’auto Eni. Via alla campagna militare

E’ stato rivendicato dagli anarchici, come ci si aspettava, l’attentato incendiario ai danni di una auto dell’Eni, La macchina, una Y10, era stata bruciata la notte fra il 16 e il 17 novembre in corso Carbonara, nel quartiere Castelletto, a Genova. Già in prima battuta gli investigatori, prima ancora della rivendicazione, avevano attribuito con notevole probabilità il gesto all’area anarcoinsurrezionalista. Ora la certezza.
Su un sito di area degli anarchici è stato pubblicato il testo della rivendicazione. Nel testo l’ambiente dell’insurrezionalismo si assume la paternalità del gesto: «Data alla fiamme macchina dell’Eni. Solidarietà a tutti i prigionieri dell’operazione Scripta Manent. Per l’anarchia», è scritto nel testo pubblicato in rete.
Il riferimento è all’operazione “Scripta Manent” lanciata dalla Procura di Torino e dalla Digos, operazione che aveva portato all’arresto di sette anarchici accusati di numerosi attentati contro le forze dell’ordine e politici.

L’appello ai compagni: ordigni contro magistrati,
giornalisti e appartenenti alle forze dell’ordine

Gli investigatori della Digos avevano orientato da subito le indagini verso la pista anarchica. Questo anche perché dopo gli arresti della Procura piemontese erano iniziati gli attentati in tutta Italia.
Anche a Genova, prima del rogo della macchina, erano stati incendiati due bancomat.
Il livello di guardia nei confronti degli anarchici, inoltre, dopo l’attentato compiuto a Bologna contro la caserma dei carabinieri avvenuto sabato notte è salito ulteriormente.  L’Eni è entrato più volte nel mirino dell’area anarcoinsurrezionalista con attentati e gesti di danneggiamento. A marzo erano state danneggiate 10 auto Enjoy di proprietà dell’Eni. L’accusa: l’Eni supporta la guerra. Ad aprile era toccato ad alcune pompe di benzina dell’Eni e ad un bancomat a Trento e a Rovereto. Su vetrate e saracinesche le scritte: «Via l’Eni dalla Libia».
Negli ultimi giorni, infatti, nei siti usati dagli appartenenti all’area anarchica è apparsa una vera e propria chiamata alle armi. Nel testo diffuso in rete si invitano tutti gli anarchici ad agire contro il potere e, addirittura, a colpire con ordigni i magistrati, gli appartenenti alle forze dell’ordine e anche i giornalisti nelle loro case e nei propri uffici.