Erdogan si congratula con Trump e poi lo sfida: «Ora ci dia Gulen»

Arrivano i complimenti di Recep Tayyip Erdogan e nello stesso tempo una sfida a  Donald Trump dopo la vittoria. «Il popolo americano ha fatto la sua scelta e con questa scelta negli Stati Uniti inizia una nuova stagione. Auguro un futuro felice agli Stati Uniti, interpretando favorevolmente la scelta del popolo americano». Fin qui la “benedizione” del presidente turco al neoinquilino repubblicano della Casa Bianca. Poi il “gentile” invito da parte del premier turco, Binali Yildirim: «Ci congratuliamo con Trump e invito apertamente il nuovo presidente all’estradizione urgente di Fethullah Gulen, la mente, l’esecutore e l’autore dello scellerato tentativo di colpo di stato del 15 luglio» in Turchia», scandisce il premier di Ankara, sottolineando che la consegna di Gulen alle autorità turche potrebbe rappresentare un «nuovo inizio» nelle relazioni tra i due Paesi, già segnate da una partnership strategica.

Erdogan: dopo le critiche il riavvicinamento

Dopo le critiche rivoltegli in passato con l’accusa di «non tollerare i musulmani in America», e la proposta di far cambiare nome alle Trump Towers di Istanbul, nelle ultime settimane il leader di Ankara aveva ammorbidito la sua posizione verso il neo-presidente americano. Dopo il fallito golpe del 15 luglio in Turchia, Trump aveva a sua volta espresso il suo appoggio ad Ankara: «Ammiro Erdogan per come ha reagito al colpo di Stato. Che diritto hanno gli Stati Uniti di dire agli altri Paesi cosa devono fare?». Una dichiarazione che – ricordiamo- fece inorridire l’establishment Usa e non solo.

Erdogan: «Volete chiudere i negoziati con la Turchia? Fatelo»

Erdogan, poi, cambia argomento, striglia e irride la Ue, dopo le nuove critiche giunte da Bruxelles all’escalation di arresti nel Paese.«Dicono sfacciatamente e senza vergogna che l’Ue dovrebbe rivedere i suoi negoziati con la Turchia. Fatelo. Ma non rivedeteli soltanto, prendete una decisione finale. Ma che succede se i negoziati finiscono e si aprono le porte? dove metterebbero quei 3 milioni di rifugiati» che sono in Turchia? «È questo il loro timore. Ecco perché non possono andare fino in fondo».