Erdogan: “Mi chiamano dittatore? Non mi importa del giudizio dell’Europa…”

“Non mi interessa se mi chiamano dittatore o in qualsiasi altro modo. Mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro”. Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un discorso a Istanbul, dopo le critiche di Europa e Usa sull’arresto di 9 deputati del partito filo-curdo Hdp, tra cui i leader Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag. La Turchia “non è più soggetta agli ordini dell’Occidente”, ha aggiunto il leader di Ankara. Poche ore prima si era verificato l’ennesimo attentato in Turchia: notizie contrastanti erano infatti arrivate da Istanbul, dove l’aeroporto Ataturk potrebbe essere sotto attacco da parte di un uomo armato di pistola. Secondo il quotidiano turco Daily Sabah, pubblicato in inglese, tedesco e arabo, tutte le entrate e le uscite dello scalo sono state chiuse dopo che l’uomo, a bordo di una moto, ha aperto il fuoco. La Cnn Turchia riferisce invece che la polizia ha sparato dopo che la moto ha forzato un posto di blocco, ma non conferma che l’uomo abbia anch’egli aperto il fuoco. Poco dopo due uomini sono stati arrestati dalla polizia turca dopo la sparatoria all’aeroporto Ataturk di Istanbul. Uno dei due fermati è ferito. L’altro è stato bloccato al termine di un inseguimento. Tutto è cominciato quando una moto ha forzato un posto di blocco. La polizia ha sparato e le autorità hanno temporaneamente impedito alle automobili l’accesso allo scalo. Successivamente il governatore della provincia di Istanbul Vasip Sahin ha precisato che la polizia ha sparato in aria dopo che i due sospetti, a bordo di una moto, avevano forzato il posto di blocco. Sahin ha spiegato che i due uomini sono stati arrestati ma non erano comunque in possesso di armi o esplosivi. Lo scalo è rimasto aperto al traffico dei passeggeri. L’ufficio stampa della compagnia Turkish Airlines ha comunicato che le partenze dallo scalo Ataturk sono proseguite come da programma.

Erdogan torna ad attaccare l’Occidente

E il presidente turco torna ad attaccare i terroristi curdi e l’appoggio che dà loro l’Occidente: l’Europa accoglie membri del Pkk (gruppo terrorista comunista) curdo, anche se lo riconosce come un’organizzazione terroristica, e gli ha anche fornito delle armi. L’accusa, già lanciata in passato, arriva da Erdogan, citato da media locali, durante un discorso a Istanbul. “Quando chiediamo – ha detto – come queste armi siano finite nelle mani del Pkk, la loro risposta è sempre pronta: sono state mandate alla coalizione anti-Daesh (Isis)”. È sempre più chiara infine la paternità dell’autobomba esplosa venerdì mattina vicino a un edificio della polizia a Diyarbakir, “capitale” curda nel sud-est della Turchia, con un bilancio di 11 morti e 100 feriti. Secondo l’agenzia Firat, vicina al Pkk, l’attacco è stato rivendicato dal gruppo estremista curdo Tak (Falconi per la liberazione del Kurdistan), nato da una costola del Pkk e già ritenuto responsabile di diversi attentati nei mesi scorsi in Turchia. Finora, le autorità avevano attribuito la responsabilità al Pkk, ma era anche giunta – per la prima volta in Turchia – una rivendicazione dell’Isis, attraverso la sua agenzia Amaq.