+++Elezioni USA, clamorosa vittoria dei Repubblicani e di Trump+++

Dopo Brexit, ecco Donald Trump. Ma non solo, i repubblicani trionfano al Congresso e anche in caso di pareggio tra i grandi elettori, la strada verso la Casa Bianca è ormai spianata per il miliardario newyorchese. Sgomento tra i media liberal e i mercati finanziari di tutto il mondo.

Trump avanti nel voto popolare

La corsa per la Casa Bianca è in dirittura d’arrivo e a vedere il traguardo, contro le previsioni della vigilia, è Donald Trump. Il tycoon ha mantenuto la posizione nelle roccaforti repubblicane, ha vinto il confronto con Hillary Clinton negli swing state – in particolare in Ohio e Florida – ed è persino riuscito a fare propri alcuni Stati che i pronostici assegnavano senza troppi dubbi ai democratici. I seggi si sono appena chiusi (alle 7, ora italiana) in Alaska. Ma nel resto degli Stati lo spoglio è ormai avviato a conclusione. E il quadro che emerge dai risultati è impietoso per Hillary Clinton e il suo staff: dopo otto anni di presidenza Obama, il nuovo inquilino di 1600 Pennsylvania Avenue tornerà ad essere un membro del Great Old Party, seppure decisamente fuori dagli schemi e arrivato al successo nonostante l’ostracismo di una parte del suo stesso partito, si legge su “il Corriere della Sera“.

Trump vince negli stati chiave

Trump, a spoglio non ancora ultimato, ha conquistato 245 dei 270 grandi elettori necessari per garantirsi la maggioranza e di conseguenza l’elezione formale a presidente degli Stati Uniti. La sua avversaria è ferma a 215. Tra gli Stati ancora da attribuire ci sono l’Alaska e l’Arizona, che sulla carta sono già dei repubblicani e non dovrebbero riservare sorprese. Ma Trump è in vantaggio anche in Wisconsin e conduce, seppure di poco, il testa-a-testa in Michigan e Pennsylvania, che nei pronostici erano invece appannaggio dei democratici. Anche il voto popolare, ovvero il consenso complessivo raccolto su scala nazionale al di là dell’assegnazione dei grandi elettori su base maggioritaria e territoriale, conferma lo stato di grazia di «The Donald»: l’alfiere dei conservatori ha messo insieme il 48,3% delle preferenze, contro il 47,2% della sua contendente.