Donald Trump ha vinto: che mazzata per i radical chic de noantri

Risultato straordinario nelle elezioni presidenziali americane. Sicuro, anche perché non era prevedibile una tale concentrazione di sondaggi farlocchi, di previsioni fallaci, di analisi sballate, di certezze finite in frantumi, di ironie controproducenti, di teoremi infondati, di desideri scambiati per realtà. Risultato straordinario di strafalcioni e deduzioni semplicistiche. Si era detto. Meglio: avevano detto. Meglio ancora: avevamo detto, tutti noi dei giornali e dei media. C’era sempre l’inviato di punta che cominciava le sue riflessione: «gli analisti dicono», i più prudenti ammorbidivano, «tra gli analisti circola la sensazione». Gli «analisti». E cioè, chi sarebbero, che titoli hanno, dove si è formata la loro sicumera: nelle aule universitarie, o nelle cattedre del sentito dire, o in qualche bistrot con un bicchierino come ausilio per la dissertazione chic? E le fonti degli «analisti» dove si trovano? Difficile da dire. Però facile da immaginare che siano persone che frequentano gli stessi ambienti, hanno gli stessi tic, parlano lo stesso linguaggio. E che perciò sono incapaci di captare il linguaggio di chi sta fuori, di chi sta lontano e che dunque vota in modo bizzarro e imprevedibile, si legge su “il Corriere della Sera“.

Tutto il mondo liberal non ha capito il fenomeno Trump

Per dire, sostenevano come se stessero rivelando una verità incontrovertibile che l’establishment repubblicano riottoso con Trump, spodestato da elezioni primarie che ne hanno messo in crisi la stessa identità, avrebbe fatto mancare il suo appoggio condannando Trump alla sconfitta sicura. Per dire, vedendo Obama ma anche Michelle (lei con magnifici discorsi, peraltro) mobilitati nel sostegno incondizionato a Hillary, dicevano che gli elettori afro-americani si sarebbero presentati in massa nei pressi dei seggi elettorali seppellendo con i loro voti l’odiato Trump. Non è vero, questa mobilitazione non è stata poi così massiccia, la previsione spacciata come una certezza si è rivelata molto fragile, Trump non è stato seppellito dal voto nero: un desiderio, non una conclusione da freddi «analisti». I quali, in Italia anche, fino a stanotte hanno continuato con lo stesso mantra, un po’ esagerato.

Tutti i giornalisti contro Trump

Freddi «analisti», poi. Hanno calcolato che su un totale di 59 giornali americani grandi e piccoli, solo uno è stato filo-Trump, contro i 16 filo-Romney di quattro anni fa contro Obama. In Italia non è stato molto diverso, e le fonti sono rimbalzate da un continente all’altro, ma sempre all’interno di uno stesso mondo. Sempre gli stessi sondaggi, accolti come oracoli, anche sbagliando date, con la diffusione di dati per esempio che hanno preceduto l’affaire delle mail di Hillary e scambiati per dati successivi alla notizia dell’indagine Fbi. Dicevano: dopo le brutte, anzi orrende frasi sessiste di Trump, le donne avrebbero votato in massa per Hillary Clinton. Dicevano, anzi dicevamo, perché nessun giornale, nessuna tv, nessuna radio può dirsi immune da questa falsa coscienza spacciata per scientificità: certamente i latinos della Florida faranno pagare a Trump le sue frasi sul muro da alzare contro gli immigrati. E invece Trump ha vinto in Florida, e anche con un distacco che ha escluso l’incubo degli riconteggi. Dicevano, anzi dicevamo che gli stati del Michigan, del Wisconsin, della Pennsylvania erano sociologicamente e culturalmente una cassaforte elettorale nelle mani di Hillary, totalmente invulnerabili ai richiami trumpisti: si è proprio visto.